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Attualità: la sfida dell'accoglienza

Domenica, 03 Maggio 2015 00:00 Scritto da 
È cronaca di questi giorni: spinto da un'emergenza umanitaria, il Governo italiano sta smistando sul territorio nazionale i profughi fortunosamente sbarcati sulle sue coste. Il Trentino è tra le Province che hanno aderito alla richiesta ospitando gruppi di 40-50 persone che di volta in volta vengono assegnati ai Comuni in cui è presente una struttura adeguata e predisposta.
Non tutti i Comuni però sono d'accordo e addirittura, in piena campagna elettorale, un gruppo politico sta cavalcando diffidenza e paura piazzandosi accanto ai centri di ospitalità per contestarne l'esistenza con presidi imbandierati, slogan difensivi, raccolta di firme, al grido "No invasione!".

Alla luce del Lavoro su di sé, una domanda si fa strada: se queste persone si comportano così con gli altri, in che modo si comportano con se stesse?
Interessante adesso immaginare un regno del mondo interiore, uno stato dell'essere umano che crea e rispecchia il mondo esterno: un gruppo di io cerca di aggregarne altri per rinforzare i meccanismi di difesa che impediscano di avere a che fare con ulteriori io sofferenti e sconosciuti. Non li vogliono vedere, non li vogliono tra i piedi a minacciare il loro sonno.
La scusa accampata consiste nel non voler essere complici di chi traghetta i disgraziati sulla riva della coscienza, senza rendersi conto che stanno mentendo perché la complicità sta proprio nella separazione. Meglio che restino ben lontani e nascosti sull'altra sponda e fingere che non esistano, dimenticarsene.

La paura di fare i conti con i problemi di sicurezza innesca un rifiuto generalizzato che crea l'illusione di evitare ogni problema e di rafforzare la propria tranquillità.
Così dentro come fuori: contestatario e profugo sono dentro di noi, nessuno escluso. E trattiamo l'altro esattamente come trattiamo noi stessi. L'oppositore interiore continua a protestare e a voler ricacciare indietro l'altrettanto interiore richiedente asilo, bisognoso e straniero. Quanta più paura abbiamo delle nostre parti fragili, tanto più ostili siamo verso la fragilità altrui.
A questo punto sorge spontanea una considerazione per non cadere in un conflitto senza fine: è doveroso occuparsi del destino dei più sfortunati fratelli migranti, ma è altrettanto urgente comprendere le cause di un atteggiamento ostile e cieco accogliendo le difficoltà che ne stanno alla base.

"Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno".

L'insegnamento indica la conoscenza di sé, del proprio mondo interiore con tutti i suoi abitanti e i loro problemi. Indica comprensione e compassione dell'ignoranza e chiede ora più che mai di essere ricordato e trasmesso soprattutto con l'esempio.
Iniziando con la compassione verso chi non riconosce e rifiuta il fratello, perché non sa che sta ignorando e rifiutando se stesso.
E proseguendo con la calma e pacifica fermezza nel vederlo e così poterlo arginare, in nome della supremazia dell'accoglienza dentro e fuori di noi, scegliendo la Legge Universale dell'Amore che integra, unisce e scioglie ogni paura.
Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2016 22:32
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