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Chi è Sophie

Mercoledì, 17 Dicembre 2014 00:00 Scritto da  Luciano Cercatore
Tutto è perfetto nella mia esistenza, luminoso… sono innamorato, già lo sai. È passata qualche settimana dallo scambio di messaggi, dalla prima serata insieme in cui non riuscivo a staccarmi da Sophie, dal primo bacio sulla sua porta, dallo stordimento, sulla strada del ritorno, di avere addosso il suo profumo.

Dopo qualche giorno di assalti con messaggi, telefonate, imboscate al bar, infine mi invita a salire da lei e facciamo l’amore. Tempo e spazio si annichiliscono, in quel monovano con le tende di vetri colorati. Getto solo una breve occhiata al suo appartamento variopinto, pieno di oggetti introvabili e improbabili, erbe esotiche nei barattoli dell’angolo cottura. Compare un gatto bianco a pelo lungo, un signorile animale di nome Ruben, che gentilmente mi caccia un’unghiata e scappa via. Ci perdiamo nella perlustrazione dei nostri corpi. “Ti stavo aspettando”, mi dice.

Percorro il suo corpo come fosse acqua, fuoco, aria, montagna, lago, fiume, oceano, foresta incantata. E lei il mio. Sono in lei, pelle a pelle con lei, è lei che ho sempre voluto e atteso, lei, con quei capelli in continuo mutamento, ordinati e raccolti mentre serve caffè al bar, per sciogliersi inaspettati per me diventando criniera. Lei, con quegli occhi che si infiammano di me, facendosi color rubino. È bimba, maga, Donna, esperta nell’arte carnale, ed io mi lascio condurre e liberare. E così per settimane, le mie occupazioni giornaliere si tramutano in intervalli tra i nostri incontri notturni. È un pensiero ossessivo: al risveglio dividermi da lei è una lotta, ricompensata solo dal momento in cui la riavrò addosso e dentro.

Diciamo tanto, senza sosta, di tutto, le piace il mio mestiere, si entusiasma, si appassiona anche lei delle cose di questa metropoli e di questo mondo, a volte mi sembra che voglia risolvere tutti i problemi del globo, con una risolutezza e una purezza da cui filtra lei ancora bambina. Si veste con aderenti colori da pavone e jeans, ha due tatuaggi sulla pelle; io non li capisco bene, lei mi spiega: “È il mito di Sophia, che da sempre amo… qui sul mio ventre, Lei cade nella materia, per incontrare tutte le sofferenze di questo piano fisico… perché ha sbagliato strada… invece qui sulla nuca, Lei finalmente risale verso la Luce”. E ha un’espressione seria seria, come se fosse lei stessa ad aver vissuto quel terribile e gravoso viaggio.

Leggo sul mito di Sophia, studio per capire la donna che mi ha rapito cuore e sensi. Mi racconta della sua infanzia incredibile, orfana di madre a 11 anni, padre ignoto, ha viaggiato da una casa all’altra fra vari parenti, con ampi intervalli in centri di accoglienza. A 16 anni ne sapeva tanto della vita e iniziava a vivere da sola lavorando da un fruttivendolo. E anch’io le racconto, le racconto, le racconto, mentre siamo a letto, di me. E lei mi guarda con certi occhi infiammati che mi confondono. Ha avuto tanti uomini, mi pare di capire, ma ne parla malvolentieri: “A proposito, quello con cui giravi quando c’eravamo appena conosciuti? Sai, me l’hanno riferito e io per questo non ti ho più cercata…” Fa una smorfia e si gira dall’altra parte nel letto. Ok, capisco che lì è consigliabile non andare, la riporto nel mio abbraccio e ci dirigiamo di nuovo verso il piacere, ed io dimentico quella punta di amaro che ho appena percepito.

Non so se tu hai mai provato un innamoramento così, che ti fa cantare per strada e ti fa pensare che la tua vita senza questo sentimento sia un grigio andirivieni, un’inutile e insensata corsa quotidiana, senza calore, senza vita, senza Dio.

Luciano Cercatore
Ultima modifica il Sabato, 21 Maggio 2016 18:33
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