Blog della Teca

Riflessioni sulla spiritualità, lo gnosticismo e il nostro modo di vedere la vita



Divieto d’Affetto

Martedì, 22 Luglio 2014 00:00 Scritto da  Luciano Cercatore
Una storia incredibile

Che bello! Vacanza in arrivo. Ma prima del meritato riposo, come spesso accade, bisogna pagare pegno alla burocrazia. Avevo il Passaporto scaduto da due mesi, perciò di corsa a rinnovarlo.

Sono le 9:15 del mattino e arrivo al Commissariato. Entro, ma un poliziotto gigantesco mi intima l’altolà. Di solito provo un’innata simpatia per le divise. Gli spiego che sono lì per fare rinnovare il documento. Senza darmi alternative, mi indica che devo sedermi nelle ultime sedie della sala. E io sorrido, sentendomi di nuovo alle elementari.

Accendo il tablet e tento di finire un articolo per l’Oscurania News sul genocidio a Gaza. Difficile, difficilissimo argomento. Ma un’intuizione mi invita a non andarmene, a essere presente, proprio in quel momento.

Non è passato neanche un minuto, improvvisamente mi volto e vedo entrare Cristina. Anche lei mi vede. Turbamento e allegria inondano l’attimo attuale. La nostra è stata una storia bella, e ancora oggi rimane un forte legame.

Mi alzo per salutarla. Per qualche minuto non facciamo altro che scambiarci frasi senza molto senso, banalità che ci aiutano a ritrovarci in questo ennesimo gioco del destino.

Poi un silenzio denso, e lei esplode in un pianto. Io la abbraccio in questo singhiozzare disperato e silenzioso, tentando di fermare le lacrime che non smettono di precipitare dai suoi occhi. Ma questo abbraccio porta con sé ancora altre lacrime. E così continuiamo ad abbracciarci.

D’improvviso sento una voce vigorosa: “Ehi voi due, questo atteggiamento non è adatto a questo luogo. Per fare questo dovete andare al parco”.

Il pianto e l’abbraccio si interrompono all’istante. L’umanità sparisce e affiora la mia risposta perplessa: “Ma è soltanto un abbraccio, è affetto”.

“Per fare questo, al parco”, ribadisce la voce.

Rimaniamo per qualche istante in silenzio, congelati, osservo la realtà che ci circonda. Davanti a noi, diverse televisioni, in una appaiono a intervalli regolari le immagini delle persone lì presenti, compresi noi, tutti ad aspettare la nostra chiamata. Nelle altre, scorrono video delle azioni del corpo di polizia: arresti di persone, scontri durante le proteste cittadine, gas lacrimogeni. Violenza.

Desolato, cerco tra i presenti un impercettibile gesto di umanità, di complicità, qualcuno che almeno ci guardi negli occhi, convinto dell’ingiustizia di ciò che sta accadendo. Niente. Ipnosi collettiva. Soltanto un ragazzo sembra stare scomodo in questa circostanza, ma la paura lo porta a tuffarsi nel suo smartphone. Indifferenza, figlia della paura.

Cristina la chiamano prima da me. Se ne va senza salutarmi. Non è arrivato ancora il suo turno, ma il poliziotto ha voluto dissolvere il prima possibile questo sovversivo atto di umanità.

Luciano Cercatore
Ultima modifica il Sabato, 21 Maggio 2016 18:22
Letto 3941 volte
Ti piace?
(22 Voti)
Avvio Cron Job