Blog della Teca

Riflessioni sulla spiritualità, lo gnosticismo e il nostro modo di vedere la vita



Esperienze interiori: Aprirsi all’infinito

Martedì, 29 Maggio 2018 18:45 Scritto da 
Abbiamo bisogno di certezze, di cose concrete. Il cielo ci attrae con la sua mutevole e indicibile bellezza, ma ci spaventa al tempo stesso, col suo orizzonte infinito e con l’assenza di confini esplorabili. Eppure è proprio il cielo a simboleggiare con forza e persistenza la realtà di una vita che confini non ne ha, malgrado i timori dell’uomo che lo spingono a cercare pareti sicure fra le quali muoversi.
È la paura di fronte alla morte, ed è talmente profonda che l’essere umano stesso le costruisce una maschera, - un muro appunto -, fatta di irrevocabilità: un atto violento, un attacco alla vita. Una falce che solo taglia teste e distrugge ma che, invece, apre la porta al rinnovamento e all’evoluzione. Per le menti più aperte e sensibili, rimane almeno la possibilità di definire la morte come un Mistero. Per coloro la cui mente si spinge fino all’orizzonte del proprio sguardo, la morte è solo perdita, è la fine di tutto. Con lo sguardo basso fissato a terra, come somarelli cui abbiano attaccato un giogo, smettiamo perfino di alzare gli occhi a mirare la volta celeste.

Come un quaderno nuovo, arriva la salvezza del rinnovamento. La fine di un ciclo di vita nella materia ci dà la possibilità di aprire nuovi orizzonti, di lasciarci alle spalle vecchie esperienze ed errori, di alleggerirci di colpe e fardelli e di ricominciare da una classe del cuore più avanzata.
Da molti mistici e finanche psicologi, l’essere umano è ritenuto un ponte di congiunzione fra terra e cielo. Certamente, vivere su un ponte – la vita -, non è affatto comodo, abbiamo bisogno delle pareti di una casa intorno a noi, che ci protegga e ci dia sicurezze. Abbiamo quindi la forte attrazione di tornare indietro o affrettarci ad arrivare sull’altra sponda, per cercare un nuovo luogo nel quale, finalmente, stabilirci e gettare radici. Ma se qualcuno mi offrisse un elisir di immortalità (del corpo terreno) lo rifiuterei certamente. Chi vorrebbe essere un fiore immutabile, inchiodato e condannato a guardare lo stesso panorama per sempre? Nessun cambiamento, nessuna evoluzione.
Aprire la propria coscienza all’infinitezza del cielo significa dare un senso nuovo e pieno a qualsiasi azione e relazione vissuta durante la vita terrena. È iniziare a vivere, è iniziare a gioire della vita terrena. È questo anche il senso dell’arte: l’Infinito la insuffla di immortalità, ed essa, come il cielo, è testimone dell’Essenza di luce che scende nella materia e la vivifica.

Non a caso Paolo scriveva (Romani: 6, 23): “La ricompensa del peccato è la morte”. Il peccato ha forse ricompense? Nel nostro mondo no, per questo la morte è un’Amica portatrice di Grazia. Perché spesso, chi non si perdona e vive sotto la cappa asfissiante del “peccato”, siamo proprio noi esseri umani. Se iniziassimo a convivere con la morte ogni giorno, se lasciassimo la nostra presa spasmodica sulla materia, potremmo aspirare il profumo della grazia uscire dal nostro stesso cuore. Il dono di Grazia è un’acqua che purifica, è un fuoco che riconduce alla verginità del cuore. Soltanto varcare il velo del cielo ci permette di voltarci ad osservare la nostra verità, a meno che non iniziamo a farlo ora, considerando ogni notte come una piccola morte, la nostra vita nell’inconscio come un ingresso nel cielo infinito, ed il risveglio al mattino come una rinascita. L’alba ogni giorno ci partorisce a una nuova vita. Ma di questo abbiamo memoria.
Chi si trova a contatto diretto con la morte, per una malattia definitiva, o per la perdita di un essere amato, ridisegna improvvisamente nel suo cuore i veri valori della sua vita. Questo è il grande regalo della nostra più fedele alleata, colei che ci permette di affrancarci dalla casa terrena per tornare a nutrirci della luce infinita, per tornare a nascere dall’altra parte del velo, nella patria celeste. Questo non è quindi un elogio alla morte perché rinnega la vita, tutt’altro, è un elogio alla vita che si perpetua e si riempie di nuova luce, grazie al fatto che la nostra esperienza sulla Terra è ogni volta un nuovo passaggio, un segmento della nostra esperienza vasta e immortale. È un invito a guardare finalmente la morte come un parto verso nuove avventure. Possiamo provare a sperimentare uno sguardo più ampio e consapevole su quel fenomeno spirituale e grandioso che è la Rinascita, fino a colmare il nostro cuore di meraviglia e commozione.
Ultima modifica il Martedì, 29 Maggio 2018 19:09
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Bellissimo articolo. Buona ricerca a tutt*

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