Blog della Teca

Riflessioni sulla spiritualità, lo gnosticismo e il nostro modo di vedere la vita



Ho conosciuto un angelo

Mercoledì, 19 Novembre 2014 00:00 Scritto da  Luciano Cercatore
8:00 di mattina, inizia la giornata. Caffè al “Bar Cuore” servito da un’attraentissima Sophie. Ci salutiamo come se tra noi non ci fosse nulla. “A domani…” e uscendo sorrido: mi ha sempre affascinato il momento in cui germina una storia ancora ignota al resto del mondo.

Metropolitana, direzione Indipendenza. Entro nel vagone e sono così felice che vorrei dare il buongiorno a tutti, ma mi contengo. Più che altro perché nessuno mi guarda. Beh, sì, ci sono due ragazzi vestiti alla moda che scrutano i dintorni, ma penso siano dei borsaioli. In effetti lo sono. Allerto un signore distratto dall’iPhone che il suo portafoglio sta volando via.

Arrivato. Vado diretto allo studio di Marcus, fotografo freelance che ho avvicinato per un articolo sull’incomunicabilità delle metropoli iper-tecnologiche. È un grande, anche se devo constatare che, manco a farlo apposta, comunica poco ed è assai arduo lavorare accanto a lui, soprattutto per uno come me che vive di parole. Abita in pieno centro Oscurania, multietnico viluppo di stradelle e arterie a cinque corsie, macedonia di grattacieli e casette fitte fitte, cuore di una capitale intimamente ammalata di incomunicabilità.

Questo vecchio rione è pieno di vicoli arruffati e ripidissimi. E per fortuna che qualche sindaco eccentrico ha deciso di installare svariati ascensori nei punti cruciali. Detto fatto, in uno scenario onirico, appare ad adornare la zona una miriade di elevatori pubblici: io ne chiamo uno e lo attendo mentre atterra. Intanto arriva un uomo. Questo lo saluto di sicuro, siamo faccia a faccia. Spaventoso salire insieme senza essersi salutati. Mi rivolge la parola con toni inspiegabilmente confidenziali: “Meno male che arriva il gelo, così non sentiremo più quel fetore, c’è troppo freddo per stare seduti qui nella panchina a bere, e poi si sa...” Ah! Ora capisco di cosa parla. A pochi metri staziona un anziano mal vestito e piuttosto trascurato, anche se noto che i suoi abiti devono essere stati un tempo di un certo pregio. Si tratta di un clochard sempre piuttosto ubriaco, che ama declamare le proprie poesie e sembra afflitto da incontinenza. Non è la prima volta che qualcuno mi parla di lui e delle sue evacuazioni incontrollate in questa imbarazzante attesa. L’esalazione d’estate è davvero insopportabile.

Arrivo infine allo studio di Marcus. Un po’ per rompere il ghiaccio gli parlo delle mie ciarle “ascensorili” col suo vicinato. Lui si ferma, molla il suo lavoro e mi osserva con un’espressione illeggibile. È la prima volta che mi guarda in viso più a lungo di un secondo da quando abbiamo iniziato a collaborare. Improvvisamente mi interrompe:

“Sai, io non vado mai al bar, lavoro a casa, isolato, e da quando sono venuto a vivere qui, i miei unici contatti umani sono avvenuti grazie a questo ascensore e alla pipì di Angelo, come mi piace chiamarlo. Fa un pessimo odore, è vero. Noi non lo comprendiamo bene, perché andiamo troppo di fretta, ma in questo mondo sembra avere anche lui la sua funzione.”

Luciano Cercatore
Ultima modifica il Sabato, 21 Maggio 2016 18:30
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