Blog della Teca

Riflessioni sulla spiritualità, lo gnosticismo e il nostro modo di vedere la vita



Quarta Via: A proposito di identificazione

Lunedì, 24 Dicembre 2018 11:45 Scritto da 
Si dice che l’identificazione sia la madre di ogni emozione negativa, poiché nega la possibilità di stare accanto a se stessi, di accompagnarsi consapevolmente e quindi poter relativizzare senza farsi divorare dagli eventi.
Manca poco alle feste di fine anno e tradizione vuole che ci si ritrovi a festeggiare con tutta la famiglia radunata per la cena della Vigilia o il pranzo di Natale.
Sarebbe perfetto se qualcosa non disturbasse l’entusiasmo e le migliori intenzioni: il cognato tuttologo che tiene banco, la zia pettegola e ficcanaso, i nipotini pestiferi, il cagnolino ringhioso della suocera, l’ex moglie lamentosa, il nonno brontolone e quei due che hanno litigato e si guardano in cagnesco.
Non tutti insieme, per carità. Ne basterebbe uno solo per guastare la festa, o almeno per creare, ancor prima di andarci, il pregiudizio che intacca la buona disposizione e appesantisce il cuore.
Un dibattersi tra la voglia di darsi malati e il senso di colpa o quello del dovere. Mancare pare brutto e prevale lo spirito di abnegazione, ma anche la gioia bambina della condivisione, della festa, del gioco e il desiderio di volersi bene.

Identificarsi in un’emozione, in una situazione, in un aspetto oscuro di noi, significa diventare quella cosa e ciò impedisce una visione oggettiva della realtà.
Quante voci si alternano, quanti pensieri, quante emozioni contrastanti. E pare che tutte abbiano ragione. Assomigliano persino ai temuti guastafeste, come personaggi già ben accomodati a banchettare intorno al tavolo della nostra coscienza. Trangugiano bocconi di noi che diventiamo loro, identificati ora nell’uno, ora nell’altro. E di noi cosa rimane?
Allora come fare in modo che scappare o subire non siano le uniche alternative possibili?
Potremmo ricordare lo scopo e la ragione delle feste: una nascita, quella di un’umanità nuova, di un nuovo stato di coscienza.
E se sotto l’albero ci fosse un regalo da fare a noi stessi? Per esempio la notizia che l’identificazione non sia sempre malvagia, ma che il suo effetto dipenda da cosa scegliamo di impersonare.
E se si scegliesse di diventare proprio quel neonato e ciò che incarna? Per esempio potremmo scostarci un po’ dalla tavolata interiore per poter vedere chi è seduto e accorgerci di non essere quello, ma di ospitarlo e di volerlo conoscere meglio.
Forse allora ci potrebbe raccontare qualcosa e anche solo ascoltandolo potremmo essergli utili.
E lui a noi.
A questo punto la festa potrà avere inizio senza timore di venire guastata, prima dentro e poi fuori di noi.
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