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Quarta via: Il tesoro dell’immaginazione creativa

Lunedì, 29 Aprile 2019 19:47 Scritto da  La Teca Milano
L’uomo si distingue dagli animali non tanto perché pensa ma soprattutto perché immagina. Ciò che può essere immaginato può essere pensato e poi realizzato, in un processo che parte dall’alto verso il basso: l’immaginazione è creatrice, il pensiero è riflessione. E della stessa materia dell’immaginazione sono fatti i sogni, che nulla hanno a che fare con la fantasia, visto che quest’ultima - diversamente dalla prima e dai secondi - non trae origine dalla dimensione interiore e profonda dell’individuo.
Immaginare e sognare sono due verbi - e altrettante pratiche - fondamentali nel cammino spirituale, ma in questo caso si va dal basso verso l’alto: immaginando e sognando è possibile “sfiorare” l’Assoluto.
Nel Vangelo di Maria Maddalena, quest’ultima interroga Gesù su quale sia l’organo che le consente di contemplarlo dopo la sua resurrezione. Ella infatti chiede: “Signore, chi contempla la tua apparizione? Ti vedo con l’anima o attraverso lo spirito?”; e Lui le risponde: “Né con l’una né con l’altro, ma essendo il Nous tra i due è lui che vede ed è lui che….”.

Il Nous era considerato dagli antichi come la “punta fine dell’anima” ; esso dà accesso al mondo intermedio, né solo sensibile né solo intellegibile. Fra la dimensione empirica e quella dell’astrazione si colloca una dimensione di mezzo, dove governa l’immaginazione, una dimensione che è reale tanto quanto i nostri sensi, e che richiede una capacità di percezione specifica che mette insieme intelletto e intuizione, diventando di per sé immaginazione sì, ma creativa.
A tal proposito, lo psicologo francese Jean-Yves Leloup nel suo libro sul vangelo di Myriam di Magdala scrive: “Se Dio è vivente, vuole comunicarsi, e ci vorrà dunque una mediazione tra Dio e l’umano, il visibile e l’invisibile, il mondo dei corpi immateriali e il mondo degli spiriti immateriali. In questo mondo intermedio, immaginabile, si collocano gli incontri di Myriam col Risorto. In lei, come negli antichi profeti, Dio attiva nella immaginazione visionaria le forme necessarie per condurla a lui”.
L’immaginazione diventa così il patto stretto tra lo spirito e la materia, che viene alimentato dal desiderio di trascendenza e dall’amore. È il Risorto stesso a compiacersi e a lodare Myriam per essere stata capace di “entrare” in tale dimensione: “Te beata”, le dice, “che non ti turbi alla mia vista. Dov’è il Nous, là è il tesoro”.
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