Blog della Teca

Riflessioni sulla spiritualità, lo gnosticismo e il nostro modo di vedere la vita



Quarta via: Pinocchio

Domenica, 17 Marzo 2019 15:47 Scritto da  Gruppo di Roma
Cara sorella, figlia e madre,
ormai è quasi passato un mese da quando Giovanni ci ha chiesto un lavoro per il Seminario di gennaio. Dalla paura iniziale di non essere in grado di adempiere alla richiesta del Maestro, dall’andare a letto e chiedere di ricevere un suggerimento, alla sorpresa del risveglio in cui mi trovo impresse nella mente due sole parole: esercizio e servizio. L’ansia, la paura, cosa devo comprendere? È frutto di fantasia o è ciò che sgorga dalla parte più vera di me? Poi, come al solito, dal capire si passa al comprendere...
Che cosa ho appreso? Che cosa ho avuto sempre, sotto gli occhi, in tutti questi anni di percorso? Che cosa mi ha mostrato, in silenzio, per tutto questo tempo Giovanni? Due atti, due modi di agire che sono la chiave del nostro cammino, del nostro avanzamento:
il Servizio e l’Esercizio.
In qualsiasi seminario o in qualsiasi riunione di gruppo all’interno della nostra associazione è questa la prima cosa che si evince.
Allora, ho cominciato a ripercorrere la mia vita, ad analizzarmi nei miei atti e non è potuta sfuggire alla mia osservazione una relazione che si perde nella nebbia della gioventù. Due vite parallele irte di difficoltà, che un bel giorno si sono ritrovate a sorreggersi, ad incoraggiarsi e a consolarsi per poter percorrere quel sentiero pieno di pietre, a piedi scalzi. Per me, come per quest’altra anima, è stato naturale aggrapparci e sorreggerci a vicenda, applicando quindi, ciò che viene espresso in questa lettera. Forse è li che ho appreso il valore di questo insegnamento. Ho continuato a pensare alla mia vita e, stupita, ho riscontrato mille occasioni in cui questo è accaduto. Piccole cose, ma importanti, perché insinuavano in me questo concetto. Ho scoperto che a volte aiutando il prossimo ho aiutato me, sorreggendo qualcuno ho fortificato me. Scambiavo così l’energia che vagava e stagnava dentro di me. Sì, perché lasciare andare alla deriva la propria energia è negativo e ci danneggia. L’energia ha bisogno di fluire, di emergere e di respirare per scambiarsi e sostituirsi ad altre energie. Queste due azioni devono nascere dal cuore, altrimenti rimangono figlie dell'ego, rimangono come piccoli e deformi aborti della mente che scimmiottano la vera vita.
Ricordo, quando - da sola - crescevo i miei figli, le emozioni di rabbia e frustrazione che mi avvolgevano come refoli di fumo, però, sì c’era un però, arrivava il momento in cui ci mettevamo nel lettone e potevamo dar vita alla nostra “Cooperativa del letto caldo”, come la chiamavamo. Dove iniziava il servizio e dove finiva l’esercizio? Tutto era naturale, ovvio, istintivo, perché la vera natura dell'uomo è questa, ed è racchiusa nel paradigma del dare e del ricevere.
Mia nonna era semi analfabeta, eppure ripeteva in tante occasioni questo proverbio:
«Se vuoi che l’amicizia si mantenga, che un panierino vada e l'altro venga». Lei non conosceva Rumi, Gurdjieff, Steiner, ma, istintivamente, seguiva la vera strada incisa per l’uomo. Ah, dimenticavo! Essendo stata cresciuta dalle suore, non amava moltissimo San Paolo, lo criticava un po’, ma cosa importa? Lei, con la sua statua di gesso della madonna sul comodino, i salmi ed il rosario sempre in mano, aveva capito come agire.
Il dare e il ricevere è l’eterno simbolo dell'infinito, il respiro del creato, perché è da ciò che nasce l'ossigeno che fa vivere la vera parte di noi.
Siamo solo carne, già morta alla nascita, ma comprendendo le semplici regole della crescita possiamo ambire a rinascere alla vera vita.
Tutto ciò dove mi porta? Mi riconosco, ci riconosco, creo un unico essere in me stessa e con me stessa. Permetto al mio corpo di legno di non bruciare dai piedi, come nel caminetto di Geppetto, ma di accendersi di quel fuoco sacro che divampa silenziosamente dal centro del petto.
Do a me stessa per far ricevere a me stessa, e viceversa, in un eterno valzer d'amore, perché l’unica cosa di cui necessitiamo è amarci per noi stessi e per gli altri, affinché un giorno si possa raggiungere quello stato che ci permetta di sentire gli altri come noi stessi, di essere gli altri fino alle loro più piccole molecole.
Concludo semplicemente dicendo a te, madre, sorella e figlia che se tu questa mattina non mi avessi svegliato con questi pensieri e le mie mani materiali non ti avessero permesso di scrivere queste parole, non avremmo potuto perpetuare il rito della nascita di un gesto d'amore reciproco.
Ci amo Anima Bella.

Pinocchio
Ultima modifica il Domenica, 17 Marzo 2019 16:07
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