Non è sempre evidente la spiritualità in un’opera d’arte, spesso è un lento disvelarsi di una bellezza, un’armonia, una dolcezza che ci pervade come una luce soffusa o una gentile onda del mare che accarezza pian piano tutto il nostro corpo.
Oggi entriamo nell’arte cinematografica, dove la narrazione per immagini è fonte di un ricchissimo coinvolgimento interiore. Il film che ho scelto è una coproduzione franco-svedese del 1966: Au hazard Balthazar, del regista Robert Bresson.
La trama del film narra il genere umano visto attraverso gli occhi di un asino il cui nome biblico, Balthazar, richiama la profonda saggezza del re magio.
Con uno stile minimalista, povero di dialoghi, il film parla per inquadrature e lascia all’anima quello spazio sacro di immaginazione, intuizione, emozione che è, per me, vera spiritualità. Non si nomina Dio, se non per pochi istanti, ma lo si respira durante tutto il film, dal primo all'ultimo fotogramma, nella squarciante e al contempo delicata umanità di ogni personaggio.
L’ASINO BALTHAZAR
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- Scritto da GIOVANNA COSULICH
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