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L’idea che dentro di noi non ci sia un unico “io” compatto e coerente, ma una vera e propria comunità interiore di voci, impulsi e desideri, non è nuova, anche se spesso rimane una teoria astratta che dimentichiamo di applicare a noi stessi. La psiche è una dimensione dai molti luoghi, abitati da svariate figure, alcune consce e altre inconsce, alcune personali e altre collettive. Un insieme di parti che convivono, si ignorano, a volte collaborano, spesso discutono, e si alternano nella guida di azioni, pensieri, emozioni, affliggendoci con ipocrisia e incoerenza.
Queste parti hanno la voce e la forma di quanti ci hanno plasmato: i toni, gli sguardi, le frasi, le emozioni, le convinzioni. Possono essere: un genitore critico, un insegnante incoraggiante, un amico che ci ha tradito, lo sguardo di gioia della mamma, ecc. Attraverso le relazioni esteriori abbiamo dato forma alle figure interiori che ora ci guidano, siano esse critiche, protettive, esigenti, consolanti... contribuiscono alla costruzione dell’Io fino a diventare un falso riflesso della nostra personalità. Il mondo entra in noi e noi leggiamo il mondo attraverso le forme introiettate.
Vi è una profonda corrispondenza tra questa pluralità interiore e la pluralità delle persone che incontriamo nel mondo esterno, ovvero: la molteplicità interna e quella esterna sono profondamente interconnesse. Gli altri ci attivano, ci modellano, ci svelano. Noi, a nostra volta, proiettiamo sugli altri parti di noi che a volte ignoriamo, a volte temiamo, a volte desideriamo. Ciò che chiamiamo “io” è solo una delle voci del coro - magari la più frequente -, una delle parti molteplici che ci abitano. Possiamo facilmente notare come non ci comportiamo nello stesso modo con tutti. Siamo una legione che si muove, si adatta e risponde ad altre legioni e contesti. Ad esempio, davanti alla nonna posso diventare più affettuosa e paziente del solito; in presenza di un collega competitivo, divento vigile, attenta, reattiva; in compagnia di un’amica d’infanzia sento emergere in me un io leggero, giocoso, spontaneo... Ogni incontro accende un riflettore diverso su una parte della psiche e ci mostra un possibile modo di essere. Ciò che chiamiamo relazione è, in fondo, un gioco di risonanze: certe persone fanno vibrare in noi determinati “gruppi di io” e si attiva in noi un’immagine psichica: un archetipo, un ruolo, una difesa o un’aderenza che aspettavano solo quel contatto per prendere vita. Non reagiamo tanto alla persona esterna, ma alla figura psichica che essa muove in noi.