Nel grembo dell’inconscio collettivo stanno gli archetipi, invarianti del movimento della vita, ‘colpo’ delle origini, motivi tipici che fanno da sfondo agli accadimenti storici e personali, che ne sono la manifestazione. Non sono tanto l’origine specifica delle singole creature, quanto piuttosto le risorse energetiche della psiche del cosmo. Si trovano nelle fiabe e nei miti, nei sogni e nelle visioni: parlano un’altra lingua, si muovono secondo altri codici. Risultano a volte incomprensibili alla coscienza, a volte la rivoluzionano. La maggior parte delle volte la ispirano, illuminandola di senso.
Vorrei offrirle un esempio, per disegnare il campo che costellano. Durante una crisi esistenziale e buia della nostra vita, possiamo disperarci sentendo che la sorte si è accanita ingiustamente contro di noi, che Dio ci ha dimenticati, che l’Io ne uscirà impoverito, frastornato, distrutto. Se invece avvertiamo che si è attivato l’archetipo della Grande Madre che presiede al ciclo vita-morte-rinascita, e può incarnarsi nella strega come nella fata, nella tomba o nella terra fertile, ritroviamo il senso della catastrofe e del caos, fasi necessarie ad ogni trasformazione: precedono ogni rinnovamento e ogni ri-creazione. Si tratta di un mitologema che appartiene a tutta l’umanità e non tocca soltanto a noi personalmente: dèi e profeti conoscono questi passaggi misterici, li hanno attraversati prima di noi, li hanno sofferti per noi.
PARLANDO DI ARCHETIPI
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- Scritto da GIULIA VALERIO
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