Il Cristianesimo sorto in seno alla cultura ebraica, nota per la sua opposizione a Roma, minava alla base l’integrità dell’Impero. I sacerdoti pagani si prodigavano nel dipingere i cristiani come degli inetti, dei somari con un Dio che muore in croce per mano della Roma eterna protetta da Giove. In realtà, però, la predicazione evangelica rispondeva alle necessità più profonde di coloro che si sentivano oppressi: il Dio dei cristiani ripudiava l’organizzazione dell’Impero e poneva sullo stesso piano il povero e il ricco, il potente e lo schiavo. Per questo aveva così tanto successo e il numero dei nuovi accoliti aumentava di anno in anno.
In quel soleggiato pomeriggio romano Valentino, parlando con Telesforo proprio dei bisogni che il Vangelo riusciva a soddisfare, irruppero le guardie dell’imperatore Adriano e imprigionarono il vescovo di Roma. Morì nei giorni seguenti, dopo ore di immensa tortura e supplizio per non voler abiurare la sua fede.
In Valentino iniziò ad albergare un sentimento di odio verso i romani. Il sangue di troppi fratelli era stato versato. In quel momento si turbò. La direzione che stava prendendo la sua mente era contraria a quanto trasmessogli da Teuda. Una volta solo, riavutosi dal turbamento per l’arresto violento di Telesforo, riecheggiarono in lui le parole di Gesù: «Amate i vostri nemici e fate del bene a coloro che vi odiano». 

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