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La danza nasce con l’uomo, come espressione sociale e rituale di contatto con il divino. Racconta ciò che le parole non dicono, mostra ciò che gli occhi non vedono. Nasce come relazione con l’ulteriore, come preghiera. Inoltre, la relazione si basa sulla comunicazione e sembra scontato che possa stabilirsi facilmente solo perché siamo davanti a un interlocutore, ma non è detto che ciò possa accadere se mancano alcuni ingredienti essenziali.
Come parliamo con gli altri? Pensiamo a quando il parlare è affermazione delle proprie opinioni senza tenere in alcun conto le loro. Oppure, anziché ascoltare, ci perdiamo nelle nostre fantasie o stiamo già pensando a cosa rispondere. Quando, come posseduti, rovesciamo sfoghi, accuse, ma anche erudizioni come se fossimo da soli. E magari lo stesso fa chi abbiamo di fronte, palleggiando ragioni autoreferenziali: un dialogo tra sordi. Non avviene uno scambio, un confronto, tantomeno un incontro.
Perché ciò avvenga è necessario ascoltare. Come ascoltiamo gli altri? Poco e raramente, visto che troppo spesso siamo disattenti e risucchiati nelle condizioni che abbiamo descritto finora. E dato che ci sono altre porte per ascoltare, oltre le orecchie, molto spesso la nostra attenzione si ferma alle parole senza tener conto di altri linguaggi che si possono leggere. Ma per questo è necessario essere lì, presenti, e non persi nelle proprie fantasie egocentriche.