Cosa sta succedendo alla nostra Bice?
Quanto descritto sopra è l’inizio di un lungo percorso che ci fu raccontato da chi lo aveva vissuto e che ha dato, in seguito, l’assenso perché venisse pubblicato. A noi è sembrato un gioiello prezioso da far riaffiorare da un vecchio diario. La protagonista semplicemente aggiunse in quell’occasione: «Potrebbe servire a qualcuno. Lo scriva così come glielo ho raccontato, in terza persona, a me ancora aiuta oggi pensarlo in questo modo, rivedo tutto l’inizio del mio percorso interiore al tempo “indicativo presente” e me lo rivivo come fosse la prima volta. E questo mi serve tanto quando rischio di perdermi…».
Quale insegnamento possiamo trarne? Indicazioni che potrebbero servire a taluni per ritrovare uno stato analogo? O forse no. Ogni inizio di Via differisce da un individuo all’altro. Vedere però il processo interiore dagli inizi, diciamo così, è stato un regalo che Bice ha espressamente detto di voler offrire al suo prossimo. Per questo oggi ne scriviamo. Dopo la prima immagine, quella del giardino, ci raccontò come, da allora, le capitasse che altre immagini fiorissero, prima timidamente, poi sempre più spesso. Hillman[1] nella sua ultima fatica prima di lasciare il corpo, scrive come esista un culto delle immagini che favorisce il loro apparire. Accoglierle, coltivarle, trascriverle, insomma onorarle per far sì che si presentino con maggior frequenza. Bice, che ha letto Hillman, ancor oggi, quando si fa viva o scrive, ci racconta come attenda che le immagini emergano spontaneamente e pare che questo le succeda sempre più spesso. 
Vediamo di riprendere insieme alcuni punti. Bice parla di Bellezza. Che la Bellezza sia una traccia di una nostra dimensione perduta? Una grazia, l’invisibile che irrompe nel visibile. Incontrare il Bello, illuminato dal raggio del Sole celeste, cioè da Dio; incontrare un frammento, una scintilla del mondo al quale appartenevamo tutti e dal quale siamo forse decaduti, come ci insegnano le tante cadute raccontateci dalle Tradizioni, dalla Genesi a quella gnostica tra tutte. Viene in mente, tra le altre, la caduta di Sophia[2] e lo smarrimento del protagonista dell’Inno alla perla.[3]

[1] Hillman J. L’ultima immagine, Rizzoli, Milano, 2021. 
[2] Pistis Sophia, a cura di L. Moraldi, Adelphi, Milano 1999.
[3] Inno della Perla, Atti apocrifi dell’apostolo Tommaso.

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