Ricordo come quel giorno traesse dall’unica cesta di vimini quasi vuota centinaia di argentei pesci, ancora scalpitanti, quasi li pescasse a mani nude direttamente dalle acque del lago. Ricordo come le sue mani sembrassero plasmare le forme del pane, che fiorivano numerose nelle sporte che consegnò a noi affinché le distribuissimo alla folla affamata. Le sue mani, le mani del Cristo… L’una modella, l’altra porge. L’una invita, l’altra accoglie. L’una semina, l’altra raccoglie. Di quale delle due pensate che il Maestro avrebbe potuto fare a meno? Se l’Invisibile ha profuso la sua forza creatrice nei sessi, consegnando all’amplesso della carne la facoltà di propagare all’infinito la Sua forza generatrice, possiamo pensare che abbia donato il privilegio di portare in grembo il seme dell’Uomo a una femmina che fosse da meno del maschio? Da quando il chicco di grano è più gradito agli occhi del Signore rispetto alla terra che lo accoglie e lo trasforma in frutto? E a ogni buon vino non si addice forse una coppa altrettanto preziosa? 
Guardate le vostre mani, non avete mai visto la destra umiliare la sinistra o viceversa. Né avete veduto l’una oltraggiare l’altra. Bensì, quando una è impedita, l’agire dell’altra è monco e sgraziato. Quando una è ferita, l’altra se ne prende cura. Né un vostro occhio ha mai annebbiato l’altro, o un orecchio ha mai reso sordo il suo gemello, né un piede fatto inciampare il suo doppio. Così è anche per l’uomo e la donna: sono al pari strumenti della creazione, in cui non v’è destra o sinistra, alto o basso, nella circolarità che è movimento perenne del Centro immobile verso l’esterno, e dall’esterno verso l’Interno.
Vi imploro, fratelli, perché se noi che siamo di Gesù e viviamo della Sua Parola erriamo, indurremo anche altri che non l’hanno conosciuto a perdersi. Nasceranno fedi in cui le facoltà muliebri saranno considerate sintomo di debolezza e di indegnità, dove i contorni del corpo che porta in grembo la vita dovranno essere obliati o – ancor peggio – se ne farà commercio impuro. Sorgeranno generazioni in cui saranno gli uomini a stabilire di quali alimenti dovrà cibarsi l’anima della donna, dove potrà condurre i suoi passi, a chi dovrà dedicare il suo canto, le sue danze e le sue stesse preghiere. Ci saranno genti in cui le donne per sopravvivere assumeranno i comportamenti esteriori degli uomini, arrivando a perpetuarne gli errori. Arriveranno tempi in cui l’anelito della donna sarà soffocato dalla paura degli uomini di perdere il proprio dominio su di lei, al che alcuni avranno in tale orrore la sua libertà, che si armeranno contro di lei e la oltraggeranno fino a ucciderla. 

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