Alcune testimonianze scelte di due esseri umani fuori dal comune, che ci parlano del loro approccio alla fase finale dell’esistenza. Il pensiero diviene atto del cuore e il simbolo ci richiama verso luoghi celesti che ci somigliano.

 
Miguel Serrano, diplomatico e studioso cileno[1] volle conoscere Hesse e Jung che, già in età avanzata all’epoca del loro incontro, vivevano in Svizzera non molto distanti. Quelli che seguono in corsivo sono brani tratti da Il cerchio ermetico[2] e la ragione di rendere partecipe il nostro lettore di questo scritto straordinario è che si tratta in effetti di un testo non molto conosciuto e non facile da rinvenire. Pubblicato per la prima volta nel 1966, fu tradotto nel 1976.
Sono gli ultimi bagliori di due vite così diverse, seppur straordinarie, che potrebbero suggerirci riflessioni sull’ultima parte della vita. Cos’è questo Cerchio Ermetico? Lo vedremo poi accennato, ma non spiegato, da Hesse e da Jung. Una specie di appartenenza esoterica da ambedue i personaggi appena adombrata. Ai nostri lettori la loro interpretazione!
L’incontro con Hesse
1951
… ebbi l’impressione che Hesse avesse un’età indefinibile… il suo sorriso era quello di un ragazzo e il suo corpo appariva così spiritualmente disciplinato da sembrare una lama di fine acciaio rivestita di bianco lino”. Serrano interessato a certi argomenti prosegue: “Mi dica”, chiesi, “è riuscito a trovare la pace qui tra le montagne?”. Hesse rimase silenzioso e infine disse: “Quando si è vicini alla natura si può udire la voce di Dio”.
 
In occasione di un’altra visita all’anziano scrittore, gli pose la seguente domanda rispetto alla simbolica: “Sono appena arrivato da Locarno dove ho visto il professor Jung. Anche lui è affascinato dai simboli, li interpreta, li analizza”. Hesse replicò: “Io penso che abbia ragione nell’interpretare i simboli. Egli è un’immensa montagna, un genio straordinario… Quando gli farà visita la prossima volta gli porti i saluti del Lupo della Steppa…” (Ndr opera di Hesse). Aggiunsi: “Ho chiesto a Jung di darmi un’immagine del Sé, ed egli ha detto che l’uomo occidentale considera Cristo come Sé”. Hesse si fece subito serio e rimase silenzioso.
La signora Hesse ci invitò ad andare in soggiorno. In tavola c’era vino rosso del Ticino e io e Hesse facemmo un brindisi. “Per quale motivo sono qui?”, domandai scandendo le parole molto lentamente. Hesse rimase silenzioso, quindi disse: “Nulla accade mai per caso; qui arrivano soltanto gli ospiti giusti. Questo è il Cerchio Ermetico…”.
Interrogato alfine da Serrano sul fine vita Hesse aggiunse: “… si può non avere bisogno di religione giacché con la fantasia si può comprendere che l’uomo dopo la morte viene reincorporato nell’Universo. Non è importante sapere se esiste qualcosa oltre questa vita. Quello che conta è aver fatto il giusto tipo di lavoro, se quello è giusto allora anche tutto il resto sarà giusto. L’Universo o la Natura è per me quello che Dio è per gli altri”.
 
[1] Miguel Serrano (1917-2009) fu un personaggio molto discusso per le sue tendenze antisemite e simpatie con il nazismo. Ciò non trapela dalle citazioni da noi riportate, né nel testo citato in nota 2.
[2] Serrano M., Il cerchio ermetico, Astrolabio, 1976, Roma.