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Poi ripeti soltanto: “Io”, non come un’affermazione egoica, ma come un richiamo al centro più profondo del tuo essere. Chi è questo “Io” che pronunciamo ogni giorno, spesso senza pensarci? Ascolta. Senti.
Poi aggiungi: “Io sono”. Non un’idea. Non un ruolo. Una presenza. Un’essenza che osserva, che respira. Se resti in ascolto, sentirai che non stai semplicemente pensando a te stesso: stai toccando qualcosa di essenziale, una presenza viva, un punto immobile attorno a cui ruota ogni esperienza.
Ora fai risuonare: “la Via”. Qual è la tua via? Dove stai andando? Cosa ti guida davvero? Poi: “la Verità”. Non la verità come dottrina, ma come esperienza. Qual è la verità che senti nel tuo corpo, nel tuo cuore, nel tuo silenzio? Infine: “la Vita”. Quale vita? Quella che scorre in superficie o quella che pulsa nelle profondità? Rimani qualche istante con ciascuna parola, lasciando che dica qualcosa di nuovo ogni volta.
Poi torna alla frase intera: “Io sono la Via, la Verità e la Vita”.
Ripetila ora non più come una formula esterna, ma come una sintesi.
Scoprirai che è proprio nell’“Io sono”, nella semplice consapevolezza della tua esistenza interiore, che si cela la chiave. “La Via” diventa cammino interiore, “la Verità” diventa rivelazione silenziosa, “la Vita” diventa presenza piena.
“Io e il Padre siamo Uno.”
Queste parole, lette esteriormente, sembrano un’affermazione esclusiva, come se Gesù stesse dichiarando una condizione riservata solo a sé, irraggiungibile per noi.
Ma facendo risuonare queste parole nel nostro cuore, si rivela una verità antica: non siamo separati dalla Fonte. Il divino non è altrove. È qui, in noi. Questa frase, meditata con sincerità, dissolve la distanza tra umano e divino, e ci riporta a quell’unità da cui proveniamo.
“Io sono la luce del mondo.”
Questa luce non abbaglia, non domina. È una luce interiore che illumina senza fare rumore, che rischiara dall’interno. Dire “Io sono la luce del mondo” non è un atto di superbia, ma un riconoscimento: c’è una luce in me che può rischiarare l’ombra, che può guidare me e forse, per riflesso, anche altri.
Lascia che queste frasi si depositino in te come semi. Non cercare di capirle subito con la mente. Restaci. Rimani in ascolto. Ogni parola, se accolta senza paura, può diventare una soglia. E forse, varcandola, potrai cominciare a intravedere qualcosa di te che non avevi mai conosciuto davvero.
E quando riapriamo gli occhi dopo questa meditazione, possiamo tornare al testo con una nuova consapevolezza e ci accorgiamo che in questi versetti di Giovanni Gesù parla in modo diverso. Non dice Dio ha detto, ma “Io sono”. Questo “Io” non è l’ego psicologico, ma neppure una divinità lontana, esterna, da adorare.