Risvegliare la coscienza
Abitiamo un tempo in cui l’attenzione è frammentata in innumerevoli stimoli: messaggi digitali, immagini da “scrollare”... La memoria serve meno, tutto è alla portata di un click e la capacità di riflessione si atrofizza nella velocità superficiale. Risultano minacciate l’auto-coscienza e la possibilità di evoluzione personale.
Da Gurdjieff a Jung, da Simone Weil ai Vangeli gnostici:
risvegliare la coscienza nell’epoca della distrazione di massa.
“Stai attento!” Quante volte abbiamo sentito questa frase provando magari un leggero - e anche un po’ fastidioso - senso di allarme? Potremmo infatti averla percepita come raccomandazione prima di un evento, o come avvertimento davanti a un ostacolo, oppure come rimprovero per qualcosa sfuggita di mano. Un monito per non distrarci e per guardare dove mettiamo i piedi, per non farci del male, per fare bene le cose: in fondo un legittimo richiamo utile alla sopravvivenza. Tuttavia, va ricordato che noi non siamo qui solo per sopravvivere, ma per vivere pienamente e realizzare ciò che la vita ci chiede: la coscienza.
Oggi abitiamo un tempo in cui l’attenzione è frammentata da innumerevoli stimoli, informazioni immediate, messaggi digitali che “scrolliamo” senza lasciare spazio alla loro digestione e in questo modo atrofizziamo anche la memoria, poiché tutto è facilmente recuperabile riagguantando il supporto telematico.