Invito a una comunicazione profonda
Ci sono varie forme di silenzio che possono essere: ricercate, meccaniche, imbarazzate, oppure fertili di contatto interiore. Quando il silenzio è consapevole e colmo di presenza, ci conduce in uno stato e in una relazione speciale che non sono sperimentabili in altre condizioni.Il silenzio di Gioia
Sei seduta nel tuo raffinato studiolo semibuio, dove trascorri il tempo ogni giorno. Da anni ormai sei stata colpita da una rara malattia neurodegenerativa che ti ha fatto perdere la parola, ma non le facoltà cognitive e la possibilità di comunicare scrivendo con fatica, lentamente e in modo comprensibile. Il tuo sguardo così espressivo forse è diventato tale per supplire alla parola.
Come portarti sollievo, ci chiediamo con chi mi accompagna e che fa parte della Fondazione che mi ha dato l’incarico di occuparmi di te.
Resto colpita dalla coincidenza significativa tra il tuo nome, Gioia, e la malattia che ti fa tacere: non hai certo l’aria gioiosa e infatti, come potresti?
Arrivata a casa chiedo aiuto al mio Dio e alla mia esperienza. Torno da te ogni settimana.
Dopo un po’ che ci incontriamo, mi tendi la mano e restiamo così, mano nella mano, nel tuo silenzio pur così loquace. I tuoi occhi si fan messaggeri di quanto tu provi.
Mi indichi un quadernetto colorato sulla scrivania. Lo prendo e tu scrivi, scrivi tante cose, domande cui rispondo come mi sento e come posso.