comprendere i Vangeli
Egr. Dr. Bertolini, seguo con molto interesse la sua rubrica e ho apprezzato anche alcuni suoi interventi su YouTube, dove spesso propone una lettura gnostica dei testi di Nag Hammadi e dei Vangeli canonici. Ci sono alcuni passaggi evangelici che mi hanno sempre messo in difficoltà, come quello in cui Gesù dice che “chi ama la propria vita la perderà” o quello in cui parla dell’odio verso il padre e la madre. Come possono essere compresi questi versetti in un’ottica gnostica o simbolica, senza cadere in interpretazioni moralistiche o letterali
Gentile Lettore, la sua domanda tocca un aspetto spesso incompreso della tradizione cristiana. Dobbiamo prima fare un passo indietro e porci una questione fondamentale: con quale lingua ci parlano i Vangeli?
I testi canonici del Nuovo Testamento sono stati scritti in greco koinè, una lingua ricchissima di sfumature, assai diversa da quella moderna. Molti concetti fondamentali della spiritualità cristiana si esprimono in greco con termini che non hanno equivalenti diretti nelle lingue attuali. Questo comporta che ogni traduzione è anche un'interpretazione e che molte delle ambiguità teologiche nascono proprio da qui.
Prendiamo ad esempio la parola amore: in italiano usiamo un solo termine per designare cose diversissime tra loro. In greco, invece, si distingue tra: agápe, amore incondizionato, divino; philía, affetto tra amici, amore fraterno; éros,amore passionale, attrazione fisica.
Quando nei Vangeli si dice che Dio è amore, il termine greco è agápe. Ma quando Pietro dice a Gesù "ti voglio bene", nel testo greco usa il verbo philein, legato all’affetto fraterno e non agapân, l’amore incondizionato. Quando ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: Simone, figlio di Giovanni, mi ami (agapâs me) più di costoro? Gli rispose: certo, Signore, tu sai che ti voglio bene (philô se) (Giovanni 21:15-17)Questo semplice dettaglio cambia profondamente il significato della frase. 
Altro esempio fondamentale è il termine vita. In greco troviamo due parole diverse: bíos, la vita biologica, l’esistenza fisica; zoé, la vita spirituale, eterna, partecipazione alla vita divina.
E questo ci porta al primo dei versetti da lei citati: “Chi ama la propria vita la perderà, e chi odia la propria vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna” (Giovanni 12:25). In questo passo il termine “vita” compare tre volte, ma nel testo greco troviamo due parole diverse per esprimerlo: psyché e zoé. Quando Gesù dice "chi ama la propria vita la perderà", il termine usato è psyché. La psyché, nella cultura greca e gnostica, è la nostra anima individuale, l'identità che ci siamo costruiti, con le sue idee, emozioni, credenze e paure. Non si parla dunque di bíos, la vita del corpo, né di zoé, la vita divina. Gesù qui ci avverte: chi rimane attaccato alla propria psyché, alla mente ordinaria, alla propria identità egoica, alla propria personalità costruita, prima o poi la perderàMa prosegue: chi odia la propria vita (psyché) in questo mondo la conserverà per la vita (zoé) eterna. Il messaggio allora si illumina: solo chi sa lasciar andare i propri schemi mentali per seguire il Cristo interiore e la verità del Vangelo può accedere a questa qualità superiore dell’essere.

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