i due ladroni
Egregio dr. Bertolini,
leggendo il racconto della crocifissione mi ha sempre colpito la presenza dei due ladroni accanto a Gesù. È solo un fatto storico oppure ha anche un significato simbolico più profondo?
Gentile lettore,
la sua domanda apre una porta molto interessante, perché ci permette di entrare in uno di quei passaggi evangelici che, letti in chiave simbolica, rivelano una profondità sorprendente.
I Vangeli non sono solo cronaca di eventi, ma raccontano qualcosa che accade dentro l’essere umano. E la scena della crocifissione, con Gesù al centro e i due ladroni ai lati, è una delle rappresentazioni più potenti di questo processo.
Il luogo stesso in cui avviene l’evento è già un simbolo. Il Golgota, infatti, significa “luogo del cranio”. Non è solo un’indicazione geografica, ma un’immagine precisa: il cranio è la sede della mente, il contenitore dei nostri pensieri, delle nostre convinzioni, delle nostre certezze. È lì che si costruisce quella che crediamo essere la nostra identità.
In chiave interiore il Golgota diventa così il luogo in cui la mente viene messa in crisi. Il recinto delle nostre certezze si incrina, le idee che ci definivano iniziano a cedere. È un momento delicato, spesso doloroso, ma necessario. Perché finché la mente resta chiusa nelle sue strutture, qualcosa di più profondo non può emergere. Ed è proprio in questo spazio che compaiono le tre croci.
La croce centrale rappresenta il principio divino in noi, quella presenza che nella tradizione gnostica potremmo chiamare la scintilla o il Cristo interiore. Una realtà nascosta, spesso dimenticata, che può emergere proprio attraverso la crisi.
Ai lati troviamo i due ladroni. Ed è qui che il simbolo diventa ancora più concreto, perché quei due personaggi rappresentano due possibilità sempre presenti dentro di noi.
Il primo ladrone è quello che resiste. È il sé costruito: la nostra identità fatta di ferite, ambizioni, confronti, paure. È quella parte di noi che ha imparato a stare nel mondo, ma che non sa lasciarlo andare. Quando viene messa di fronte alla verità, non si apre: chiede prove, pretende rassicurazioni, cerca di mantenere il controllo. E se non riesce a farlo, reagisce con ironia, con distacco, a volte con derisione.
Ogni volta che qualcosa mette in discussione la nostra immagine, tendiamo a difenderci. Preferiamo restare nella nostra storia piuttosto che attraversare l’incertezza.
Il secondo ladrone, invece, rappresenta una possibilità diversa. È quella parte di noi che si risveglia quando le certezze crollano. Non attraverso la conquista, ma attraverso una sorta di resa. Quando non abbiamo più appigli esterni, qualcosa dentro inizia a vedere con più chiarezza.
In quel momento, il dolore può trasformarsi in comprensione. Non perché sparisce, ma perché viene visto in modo diverso. Questa parte di noi riconosce la verità anche quando si presenta in forme fragili, umili, non spettacolari. È uno sguardo più semplice, ma più autentico.

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