l Logos tra filosofia greca e cristianesimo, rappresentato dall’incontro simbolico tra un filosofo greco e Cristo, con antichi testi dedicati a Logos e Sophia.
Quando arriviamo al Vangelo di Giovanni, quindi, non assistiamo all'improvvisa introduzione di una parola filosofica nel cristianesimo. Dietro quel termine esistono già secoli di incontri e contaminazioni culturali e spirituali.
Giovanni, però, compie un passaggio ulteriore. Il Logos non è più soltanto il principio attraverso il quale possiamo comprendere l'ordine dell'universo. Diventa Luce, Vita, presenza capace di manifestarsi nell'esistenza umana.
Ed è proprio qui che il Prologo comincia a risuonare profondamente con la sensibilità gnostica.
Nel Corpus Hermeticum, nato nello stesso grande ambiente culturale ellenistico, troviamo infatti un'immagine molto simile. Il Nous, l'Intelletto divino, è Luce originaria e genera il Logos, principio attraverso il quale il cosmo prende forma. L'essere umano, conoscendo veramente se stesso, può riconoscere dentro di sé quella stessa luce.
Non dobbiamo pensare necessariamente a una dipendenza diretta. È più interessante riconoscere un'atmosfera culturale condivisa, nella quale filosofia, sapienza e ricerca spirituale utilizzavano immagini capaci di entrare in risonanza fra loro.
E allora possiamo tornare al Prologo con occhi differenti.
«In principio era il Logos» non ci parla soltanto di qualcosa accaduto all'inizio dei tempi. Può indicare un principio sempre presente: un'intelligenza vivente, una luce che dà ordine alla realtà e che l'essere umano può riconoscere anche dentro di sé.
Qui emerge la differenza tra una lettura religiosa e una lettura iniziatica. Nella prima il Logos è qualcosa in cui credere. Nella seconda diventa qualcosa da conoscere, nel significato più profondo che gli gnostici attribuivano alla conoscenza: esperienza diretta.
Anche la celebre frase «il Logos si fece carne» acquista allora una profondità ulteriore. La lettura cristiana tradizionale la riferisce all'incarnazione del Logos in Gesù di Nazareth. Una lettura simbolica non deve necessariamente negarla, ma può ampliarla: il Logos diventa carne quando ciò che è spirituale entra realmente nella nostra esistenza, quando la luce diventa coscienza e la conoscenza esperienza vissuta.
Nel dogma l'Incarnazione è un evento unico; nel simbolo diventa una possibilità permanente.
Gentile lettore, siamo così tornati alla sua domanda. Il Logos apparteneva alla filosofia greca molto prima della nascita del cristianesimo. Ma il suo lungo viaggio attraverso la filosofia, la Sapienza ebraica e il mondo spirituale ellenistico ci permette di comprendere perché Giovanni lo abbia posto sulla soglia del suo Vangelo.
Forse perché il Logos non doveva diventare soltanto una dottrina. Doveva diventare carne.
Anche nella nostra vita.

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