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Una mente che vuole passeggiare ancorata a terreni conosciuti, tra giudizi confermati e saperi appresi, non può spiccare il volo verso le vette di una vera conoscenza. Vette dalle quali possiamo essere raggiunti da intuizioni e ispirazioni, le quali fecondano le possibilità della nostra mente di divenire creativa. Ciò non significa non scegliere una posizione personale sui fenomeni, ma darsi la possibilità di renderla elastica, spingerla oltre e anche, nel caso, modificare la propria postura in base alle nuove esperienze.
Mente ed emozioni sono strettamente connessi, e nel gruppo si apprende a lavorare su entrambe le dimensioni, su tre livelli e in modo circolare: me stesso, l’altro da me (relazione diadica), il gruppo (relazione sociale). Con un fine sempre ben chiaro: l’auto-conoscenza.
Avremo modo di parlare degli innumerevoli aspetti positivi del lavoro all’interno di un gruppo, aspetti che potrebbero richiamarsi ad altrettante virtù da coltivare. Ma ci concentreremo anche sulle “difficoltà”: i pregiudizi e gli attriti che siamo soliti provare quando il cammino ci chiama a permanere “nel gruppo” e accettare l’esperienza di un “lavoro insieme”.
Di fronte alle antipatie, agli attriti emotivi, ai giudizi che nascono in noi durante l’esperienza nel gruppo, tendiamo a permanere nella nostra posizione soggettiva, mantenendo quelle difese che ci servono per proteggerci dalla percezione dei nostri limiti emozionali. Questi limiti sono dati dai codici di giudizio che hanno iniziato a incidersi in noi sin dalla prima infanzia, dei quali siamo però inconsapevoli. Allora è normale che scattino in noi una serie di “giustificazioni” a protezione del nostro sentire e delle nostre critiche. Tali giustificazioni hanno il fine di mantenerci “coerenti con l’idea di noi stessi”, con i nostri punti di vista e giudizi, evitando di metterci in discussione. Perché potrebbe sorgere una pericolosa domanda: “Cosa sono e chi sono, se le mie convinzioni su di me sono false?”. Un terremoto psico-emotivo che va evitato. Quello che si fa è procedere con piccole scosse, graduali e dilazionate nel tempo. A ogni piccola scossa, la personalità procede a un riassestamento, riconnettendosi a una parte di sé più vera e portandola a coscienza.