la via regia dell'empatia
Alcuni giorni fa ho visto al cinema l’ultimo film di Steven Spielberg, Disclosure Day. Mi aspettavo un film di fantascienza ma in realtà si trattava di un’anticipazione mondiale riguardante le visite aliene sul nostro pianeta, tenute top secret da circa ottant’anni. Nel film si denuncia la segretezza con cui i poteri politici e militari hanno gestito la presenza, sul nostro suolo terrestre, di navicelle spaziali e dei relativi passeggeri, e ne presenta in diretta alla popolazione mondiale filmati e documenti. Sembra che tale segretezza sia servita anche per giocare d’anticipo rispetto alle avanzate tecnologie presenti sulle navicelle spaziali. Al di là di tutto questo, è ormai evidente che il cinema ha sempre anticipato eventi e scoperte che si sono realizzati nel futuro... per chi fra di noi ha mantenuto la mente più aperta e informata, probabilmente non c’è alcuno stupore... 
Ma il messaggio centrale che il film ci propone, e che ci viene inviato proprio da un anziano alieno durante la diretta mondiale, è l’importanza fondamentale dell’empatia come unica possibilità di salvezza per gli esseri umani e, ancora oltre, per ogni forma di vita terrestre ed extraterrestre. L’alieno ci invita all’ascolto. Al vero ascolto. Al sentire la Vita nell’altro e riconoscerlo come parte integrante della nostra medesima Sostanza. L’empatia inizia proprio da qui, dalla disponibilità a uscire da noi stessi per aprirci al mondo peculiare dell’altro, al rispetto di ogni sensibilità, attraversando tutti i livelli dell’esperienza umana e costituendone la radice più profonda.
Una prima esperienza riguarda la relazione con noi stessi, i primi verso i quali siamo davvero poco empatici. Senza sviluppare questa capacità, manchiamo di qualsiasi autentica apertura all’altro. Se l’empatia è una dimensione che nasce dall’ascolto, quanto ci ascoltiamo? Viviamo continuamente identificati con i nostri pensieri, emozioni e reazioni automatiche. Ci definiamo arrabbiati, offesi, spaventati, ma raramente ci fermiamo ad ascoltare queste istanze emotive e osservare i bisogni che esse nascondono. L’empatia interiore richiede di sviluppare uno sguardo capace di accogliere la paura senza esserne dominati, di riconoscere la rabbia senza esserne posseduti, di accogliere la fragilità senza vergognarsene. È per questo che l’auto-empatia diventa una fonte di auto-conoscenza, un atto di presenza.

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