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Gent.ma redazione, se, come insegna la Gnosi, la materia è frutto della caduta di Sophia e questo mondo è opera del Demiurgo, come possiamo conciliare questo con l'urgenza ecologica? Dobbiamo amare e proteggere un mondo che è descritto come prigione dell'anima? O c'è un modo gnostico di intendere l'ecologia?
Gentile Lettrice,
è vero: i testi gnostici presentano una cosmologia in cui la materia nasce da una frattura, da un errore cosmico. Nel mito raccontato nell'Apocrifo di Giovanni e in altri testi della biblioteca di Nag Hammadi, Sophia (l'ultima delle emanazioni divine) desidera conoscere l'Inconoscibile senza il consenso del suo partner celeste, e da questo atto nasce un essere deforme: Yaldabaoth, il Demiurgo, che a sua volta crea questo mondo materiale nella sua ignoranza, credendosi l'unico dio. Ma qui sorge la domanda cruciale: cosa significa davvero tutto questo? Si tratta forse di un invito al disprezzo della materia, alla fuga dal mondo, all'indifferenza verso la sofferenza del pianeta?
Prima di tutto, dobbiamo distinguere tra disprezzo e discernimento. La Gnosi non insegna a disprezzare il mondo materiale, ma a non identificarsi con esso come se fosse l'unica realtà. È una differenza fondamentale. Quando i testi gnostici parlano del "mondo" come prigione, non si riferiscono alla Terra, agli alberi, agli animali, al cielo stellato, ma al sistema di illusioni, di identificazioni, di oblio in cui l'umanità è caduta.
Nel Vangelo di Tommaso, uno dei testi più antichi della tradizione gnostica, Gesù dice ai suoi discepoli: «Se vi diranno: “Da dove siete venuti?”, rispondete loro: “Siamo venuti dalla luce, dal luogo in cui la luce è nata da se stessa...”. Se vi diranno: “Chi siete voi?”, rispondete: “Siamo i suoi figli e siamo gli eletti del Padre vivente"». Non c'è qui disprezzo per l'esistenza, ma consapevolezza di un'origine più profonda.
Ed ecco il punto centrale: secondo la Gnosi, proprio perché Sophia è caduta nella materia, ogni essere vivente porta in sé una scintilla della Sostanza divina. Il mondo materiale non è "cattivo" in senso morale, è misto, è il luogo dell'esilio, ma anche quello della redenzione. La materia stessa geme attendendo la liberazione, come direbbe Paolo nella Lettera ai Romani (8:22), un passo che i primi gnostici cristiani amavano molto.
Questa è la grande differenza tra la Gnosi autentica e il dualismo manicheo con cui spesso viene confusa: la materia non è opera di un principio del Male opposto al Bene, ma frutto dell'ignoranza e della passione di un essere divino. E proprio per questo può essere redenta.
Se abbiamo compreso di portare in noi la scintilla divina, allora la nostra responsabilità non è fuggire dal mondo, ma trasfigurarlo. L'iniziato gnostico non è colui che disprezza la creazione, ma colui che riconosce in ogni essere vivente la presenza (seppur velata) del Divino caduto e in attesa di risveglio.
Qual è la differenza tra uno pneumatico (un essere "spirituale") e un ilico (un essere "materiale") nella terminologia gnostica? Non è che il primo disprezzi la materia e il secondo la ami. È che il primo vede attraverso la materia, riconosce la luce imprigionata in essa, mentre il secondo si identifica totalmente con il livello superficiale dell'esistenza.
Quando violentiamo la natura, deforestando, inquinando, estinguendo specie, cosa stiamo facendo in realtà? Stiamo agendo come il Demiurgo: nell'ignoranza, credendo che questo mondo sia solo "materia morta" da sfruttare, risorse da consumare.