Gnosi materia e crisi ecologica un apparente paradosso
La crisi ecologica è, da una prospettiva gnostica, la conseguenza diretta dell'oblio, dell'aver dimenticato che siamo parte di un organismo vivente più grande, che ogni atto di violenza verso la natura è un atto di violenza verso noi stessi, verso le scintille divine presenti in ogni forma di vita.
Gurdjieff, che attingeva a piene mani dalla sapienza gnostica, pur senza dichiararlo apertamente, sosteneva che l'umanità vive in uno stato di "sonno", di meccanicità. E cosa fa l'uomo addormentato? Distrugge inconsapevolmente, agisce per impulsi ciechi, per identificazioni, per l'illusione di un profitto immediato. La vera ecologia inizia dal risveglio.
C'è un'altra dimensione da considerare: nella tradizione gnostica e alchemica, la materia non va disprezzata, ma trasmutata. L'alchimista non fugge dalla materia, ci lavora, la trasforma, cerca di estrarre l'oro dal piombo. Questa è una metafora potentissima anche per l'ecologia: il nostro compito non è abbandonare la Terra, ma trasformare il nostro rapporto con essa. Ogni atto ecologico autentico (piantare un albero, ridurre l'inquinamento, proteggere una specie in estinzione) è un atto alchemico: è riconoscere il valore sacro della vita, è dire "sì" alla possibilità di redenzione della materia. È un atto di gnosi in azione.
Jung, che studiò profondamente i testi gnostici, scrisse in una delle sue ultime lettere (che potete leggere nell'articolo di questo numero su Hesse e Jung): "La materia è estremamente preziosa non soltanto per me, ma soprattutto per l'oscurità del creatore, che ha bisogno dell'uomo per illuminare la sua creazione.”
Ecco la chiave: se il Demiurgo ha creato questo mondo nell'ignoranza, spetta a noi (portatori della scintilla divina e della gnosi) portare luce in questa creazione. Non fuggendo, ma trasformando. Non disprezzando, ma discernendo.
Quindi sì, esiste un modo gnostico di vivere l'ecologia. Anzi, l'ecologia autentica è gnostica nella sua essenza: è riconoscere l'interconnessione di tutte le cose, è vedere oltre l'illusione della separazione, è agire con consapevolezza invece che meccanicamente.
Proteggere la Terra non significa identificarsi con la materia come se fosse l'unica realtà. Significa riconoscere che questa materia è il corpo di Sophia caduta, che attende di essere redenta. Ogni atto di cura verso la natura è un atto di anamnesi, di ricordo della nostra vera origine e del nostro vero compito.
La crisi ecologica è dunque una chiamata spirituale: svegliatevi, ricordatevi, agite con conoscenza. Solo l'uomo risvegliato può salvare il pianeta. E salvando il pianeta, salva anche se stesso.