una farfalla
Gentile Redazione,
seguo la vostra rivista da alcuni anni e ho intrapreso un cammino di conoscenza interiore che inizialmente mi ha dato molto. Ci sono stati momenti — settimane, a volte mesi —, in cui tutto sembrava chiaro: sentivo di essere sulla strada giusta, percepivo una connessione profonda con qualcosa di più grande, il lavoro su di me aveva senso. Poi, senza preavviso, arriva il crollo. Settimane intere in cui dubito di tutto: della Gnosi, del lavoro su di sé, persino del senso stesso del cercare. Mi chiedo se non mi stia raccontando favole, se tutto questo non sia un'illusione più raffinata delle altre. Come si convive con questo pendolo? È un segnale che dovrei fermarmi, o fa parte del cammino?

Gentile Lettore, ci chiede come convivere con il pendolo. Ma forse la domanda andrebbe rovesciata: come potrebbe farne a meno?Ci scrive come se il dubbio fosse un intruso, un guasto nel meccanismo, qualcosa da eliminare per tornare a quella chiarezza luminosa che ha assaggiato. Ma dobbiamo dirle una cosa che forse non vuole sentire: se il dubbio scomparisse del tutto, sarebbe il segnale più preoccupante. Significherebbe che ha smesso di cercare. Che si è addormentato in una certezza, e le certezze spirituali sono i sonniferi più potenti che esistano. Chi non dubita mai non sta camminando. Sta riposando in un'immagine di sé che lo rassicura.
I mistici di ogni tradizione conoscevano bene questo territorio. Giovanni della Croce la chiamava "notte oscura dell'anima", e non ne parlava come di un incidente di percorso, ma come di una tappa necessaria. Una tappa in cui tutto ciò che credevamo di sapere si dissolve, in cui le consolazioni svaniscono, in cui restiamo nudi di fronte al vuoto. È atroce. Ma è anche il momento in cui qualcosa di autentico può finalmente nascere.
Pensiamo alla crisalide.
C'è un momento, nella metamorfosi del bruco, in cui l'intero organismo si dissolve. Non è una trasformazione graduale, un passaggio morbido da una forma all'altra. È una liquefazione. Dentro quel bozzolo, il bruco cessa di esistere come bruco. Diventa una sorta di zuppa biologica, un caos apparentemente privo di direzione. Se potesse pensare, probabilmente penserebbe: "È finita. Mi sono sbagliato. Non c'è nessuna farfalla. C'è solo questo buio e questa dissoluzione."
Ma è proprio in quel caos che si stanno organizzando le strutture della farfalla. Proprio quando tutto sembra perduto, la trasformazione è al lavoro.