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Facciamo qualche esempio. All'inizio del ventesimo secolo, l'isteria era la malattia dell'anima per eccellenza. Intere generazioni di donne ne soffrivano, riempivano gli studi medici, le cliniche, la letteratura. Poi, in pochi decenni, l'isteria è sostanzialmente scomparsa. Non perché qualcuno l'abbia curata, ma perché lo sciame si è spostato. È arrivata l'anoressia, e con essa un'altra generazione ha espresso il proprio disagio attraverso un'altra forma. Oggi l'anoressia cede il passo al disturbo borderline di personalità. Nessuno ha dato un ordine, nessun individuo ha scelto consapevolmente di "cambiare malattia". Eppure, il campo si muove, e noi ci muoviamo con esso credendo di muoverci da soli.
Ma c'è qualcosa di ancora più sorprendente. Nel VI secolo avanti Cristo, senza alcun contatto reciproco, emergono contemporaneamente Buddha in India, Confucio e Lao Tze in Cina, Zoroastro in Persia, i presocratici in Grecia. Karl Jaspers ha chiamato questo periodo l'età assiale: un momento in cui l'umanità intera, come uno sciame, ha virato verso il risveglio. Nessuna e-mail, nessun social network, nessun congresso internazionale. Eppure, qualcosa ha attraversato l'intera specie, e individui separati da migliaia di chilometri hanno risposto alla stessa chiamata.
Anche il suo innamoramento, caro Marco, potrebbe non essere soltanto suo. Anche il fatto che il suo amico abbia vissuto qualcosa di simile nello stesso periodo non è necessariamente una coincidenza. Ci sono stagioni interiori che non appartengono al singolo, ma al campo in cui il singolo è immerso.
Questo non toglie nulla alla bellezza di ciò che lei sta vivendo. Anzi, aggiunge una dimensione che forse la sorprenderà: lei non è solo. Mai. Nemmeno nei suoi sentimenti più privati. E questo, lungi dall'essere inquietante, potrebbe essere una forma di consolazione profonda.
Il lavoro interiore che noi proponiamo non consiste nel diventare impermeabili alla vita, nel proteggersi dall'innamoramento o dalla passione come da una malattia. Non è questo il senso del risveglio. Il vero lavoro consiste nel vivere tutto intensamente, pienamente, senza però dimenticare una cosa essenziale: che dovremo lasciar andare ogni cosa. Non domani, non in un futuro astratto, ma in ogni istante. L'innamoramento diventa sonno solo quando ci afferriamo ad esso come se fosse eterno, quando pretendiamo che quel sentimento ci appartenga, quando dimentichiamo che è un ospite, non un possesso.
Il problema non è vivere. Il problema è vivere instancabilmente afferrati alle cose, stringendo con le mani qualcosa che per sua natura è destinato a trasformarsi, a passare, a cedere il passo ad altro.
Si innamori, Marco. Si innamori con tutto il cuore. Ma dentro quell'innamoramento, resti sveglio. Osservi il miracolo che le sta accadendo con la stessa meraviglia con cui si osserva uno sciame di storni al tramonto: sapendo che quella forma bellissima durerà un istante, e che proprio per questo è… Sacra.
La Redazione