sapere ed essere: maschile e femminile?
La relazione circolare del lavoro nel gruppo spirituale è spesso promossa e mantenuta viva dal femminile. Si tratta della capacità di imparare a condividere la propria storia, le emozioni e la percezione dei propri limiti, il che genera “un’uscita” dall’interno verso l’esterno di un contenuto che possiamo così osservare, toglierci dall’identificazione con esso e rifletterci con maggiore consapevolezza. Questo movimento genera altresì il sentimento di uguaglianza nella condivisione delle proprie ferite. Spesso siamo convinti di avere disagio o incapacità di comunicare con gli altri pensando che “siamo fatti così” e ci giustifichiamo con una serie di fattori esterni, senza renderci conto che ci sono in noi origini emotive che non conosciamo.
Quando si parla di gruppalità e di relazione, di sentimento di fratellanza con l’altro e con la diversità, si è in un ambito di funzione femminile, la quale va allenata e integrata prima di poter accedere alla sapienza. Questo non significa affatto che le donne siano meno capaci di studiare e alimentarsi della conoscenza spirituale, così come agli uomini non è negato l’accesso allo sviluppo della sensibilità e del sentimento di unione con gli altri. 
È il passaggio dalla porta cristica dell’amore che permette poi l’accesso alla sapienza sofianica, la visione attraverso la mente superiore. Nella Quarta Via, si parla di questo rispetto al centro emozionale superiore che apre la via al centro mentale superiore. Solo quando sentiremo che ogni essere vivente è unito agli altri da una nascita comune e lo sentiremo parte di noi, staremo sviluppando una vera spiritualità.
  

TI È PIACIUTO QUESTO ARTICOLO?


Ricevi gratuitamente ogni nuovo numero de Lo Sguardo Interiore direttamente nella tua email.

 

ISCRIVITI GRATIS