Mi chiedo, insieme a lei, se questa situazione può richiamare la fine di un percorso di analisi del profondo. Con un sorriso, non so se la persona sarà ora in grado di scegliere senza rischi nuove relazioni e realizzazioni: diventerà capace forse di meglio riconoscere ciò che il destino gli riserva, per trasformarlo in occasioni e in ricerche di senso. Saprà che ogni luce ha un’ombra, e che nella notte più oscura si nasconde la sorgente di una luce inaspettata. Comunque ha ragione: saprà comprendere quando un complesso è attivo, e la sua personalità sarà più ampia, più saggia, più ricettiva. Non penso che possa rimpiangere le legnose rigidità del passato, né le sue zone inanimate, congelate, inconsapevoli. A volte ci chiediamo – con una amarezza che sa di lacrime – come abbiamo potuto essere partecipi di dolorosi ingiustificati eventi del passato, che ci hanno fatto vivere interminabili guerre civili, situazioni di oppressione, snodi tragici. Sappiamo però (grazie alla terapia) che tutto ha avuto un senso, anche i tre giorni vissuti come un incubo nella pancia della balena, o agli inferi, in un calore insostenibile che ha arroventato i pensieri fino a renderci calvi, credendo di morire mentre venivamo iniziati ai misteri.
Nulla in realtà viene lasciato indietro, ma il processo avviene per successivi ampliamenti, allargando gli spazi della personalità. I confini e i limiti che incontriamo via via ci rendono profondi, e seguendo la saggezza dell’alchimia procediamo senza scartare nulla, per annessioni, iniziando ogni volta dalla materia più scomoda e vile, sapendo che proprio in essa si cela il segreto dell’oro e della propria singolarità. Quel burattino sarà sempre parte di noi, trasformato nel legno che è radice della nostra spontaneità: importante sapere se proveniamo dalle tenere betulle o dalle querce antiche, dai pioppi che vibrano al vento o dalle canne che si nutrono d’acqua.
NOSTAGLIA DEL BURATTINO DI LEGNO
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- Scritto da GIULIA VALERIO
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