Il drago tra i cassetti
La coda di serpente sottolinea la necessità di un ancoraggio al suolo, alla dimensione concreta dell’esistenza: di quella centratura che sta alla base di ogni verticalità. L’immagine ricorda da vicino l’anello che Jung portava sempre al dito, di provenienza egizia, in cui un serpente arrotolato in forma di otto (numero iniziatico per eccellenza) si erge verso l’alto: nel basso ricorda il nostro necessario coinvolgimento nel mondo, attraverso le emozioni, insieme all’intensità delle nostre appartenenze e radici; nell’ergersi procede verso la luce e la saggezza. Noi abitiamo la tensione tra i due poli, poiché apparteniamo a entrambe le dimensioni. Questa immagine costituisce un talismano per essere protetti dall’influenza del “dio della reputazione”, dal voler apparire senza difetti e senza macchia, dal presentare soltanto un’immagine idealizzata e disincarnata di noi stessi. 
Ogni sogno chiama una risposta e promuove un cambiamento, un’azione, un segno di riconoscimento. Forse il drago ha bisogno di nutrimento, e il cassettone di restauro: nelle sue mani e nel suo cuore sta il segreto di queste relazioni, da coltivare nel tempo, con gratitudine e amore.