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I metodi di presa in carico di queste ‘possessioni’ (per definirle come spesso le trattiamo in Occidente) sono differenti. La psichiatria le patologizza, tendendo a sedarle con i farmaci, che non risolvono il problema ma mirano a sopirlo, a tacitarlo. La psicologia tende a riconoscerle come fattori interni della psiche, riconducendo il tutto all’individuo e alle sue parti inconsce. L’esorcismo invece vuole cacciare l’intruso, opponendogli un fattore spirituale ritenuto molto più potente: in nome di Dio, della Vergine, di Cristo o di un Santo viene allontanato il fattore di disturbo, ritenuto di origine satanica. Si tratta di una presa in carico molto diffusa nelle religioni monoteiste, che ritengono capaci di questo tipo di cura i sacerdoti e gli imam soprattutto, ma anche altri esperti (che si ritrovavano quel giorno in convegno). Sono persone che sanno riconoscere l’entità che si è presentata e sanno correre il rischio di entrarvi in contatto, sapendola trattare, spaventandola ed espellendola. Quando era piccola, un autorevole vescovo veniva a trovare la mia Nonnina, donna appassionata di questioni religiose vive e autentiche; era un rinomato esorcista, e ricordo che parlava sottovoce con entità non tangibili in modo quasi affettuoso, chiedendo di essere lasciato in pace. Poi per un po’ gli spiriti estromessi stavano con lui, ci spiegava.
In altri continenti, si ritiene che accanto alla dimensione del visibile ve ne sia un’altra, potente e ovunque diffusa, che sempre è i