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Nell’approfondire il senso della sua domanda, è interessante notare come sia rilevante la posizione dell’animale che visita le nostre notti all’interno della filogenesi. Se è a sangue freddo, quindi lontano da noi, riguarda i contenuti dell’inconscio collettivo oppure le sfere del sistema simpatico e parasimpatico; se mammifero e ancor più se domestico, significa che qualcosa si sta avvicinando alla nostra coscienza, diventa prossimo, amico, soccorrevole. Il cane, nostro fidato compagno di vita, può rappresentare la fedeltà che noi portiamo a noi stessi: quando mordicchia, strattona o si allontana, richiama a una centratura, a ritrovare la propria autenticità. L’amato amico gatto invece, come scrive sorridendo von Franz, è ciò che manca alla donna (e all’uomo, aggiungerei) occidentale: essere sensuale, affettiva e insieme libera. Incide anche il tipo di rapporto che abbiamo con loro, se trovatelli oppure di qualche specifica provenienza, quale lato del nostro carattere rispecchiano, a chi sono particolarmente affezionati oppure chi sfuggono.
Gli animali sono quindi importantissimi “angeli” che portano novelle decisive per il nostro essere, benessere e malessere. Imparare a stare vicini alla loro natura non è facile, nella nostra civiltà che ha perso il rapporto con la primordialità della creazione. Corriamo il rischio di umanizzarli, di volerli troppo simili a noi, cercando in loro un surrogato affettivo alle relazioni con il nostro prossimo. Se invece guardiamo alla loro profonda alterità, al loro modo altro di vivere e dormire, di nutrirsi e di sognare, di allevare i cuccioli e di amarsi, possiamo curare tutte le nostre dissociabilità e diventare “semplicemente” spontanei, vicini alle fondamenta più antiche della nostra esistenza. Chi vive così non fa guerre, constata Jung (nel 1930!), perché la tensione verso gli ideali può portare a difendersi fino alla distruzione e all’autodistruzione.
I contadini del cuore dell’Europa affermano con certezza che nel giorno di Natale assieme a Cristo è nato un salvatore per ogni specie animale: “un dottor Volpe, un dottor Serpente, un dottor Lepre e così via, che predicò le stesse cose, cosicché tutte le creature sarebbero state redente insieme agli esseri umani”, perché hanno la convinzione di un assoluto parallelismo tra gli uomini e gli animali. È una storia, narrata da Jung nelle Visioni, particolarmente significativa per il tempo dell’inverno che stiamo attraversando. È un augurio di pace intima, rasserenante, gentile per il nuovo anno che ora inizia.