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Inoltre, la radice etimologica della parola ‘idiosincrasia’ (avversione, allergia, antipatia molto accentuata) contiene la parola ‘proprio’: è un carattere proprio, una reazione soggettiva a una sostanza esterna, che non dipende necessariamente da quella ma da fattori endogeni.
L’esperienza è maestra di vita e di complessità, e lungo l’arco delle sue prove esistenziali insegna che ciò che è giusto per la prima metà della vita non lo è per l’età dell’anzianità e della saggezza, che ciò che è un bene per me può non esserlo per il mio vicino di casa, e nemmeno per mio figlio. Le sventure incrociate da tutti noi, come i fallimenti di un progetto, le distrazioni dalle mete prefissate e gli ostacoli ci rendono prudenti, sempre più incerti (non insicuri), pieni di legittimi dubbi. Non per quanto è nel nostro personale destino, nel proprio sentiero individuativo, se lo si è trovato e lo si sta seguendo, ma per quanto riguarda quello degli altri. E mi è tanto caro (e arduo) quanto scrivono i sapienti, quando affermano che ogni volta che uno pensa di aver ragione sta facendo fuori le ragioni degli altri.
Dopo queste premesse, però, ritengo che siano pericolosi tutti gli slogan psicologici stereotipati, come quelli che le vengono rivolti a prescindere, in modo un po’ indifferenziato, accanto a tante altre affermazioni diventate idiomatiche, quasi dei motti, quelle che lei riconosce come ‘frasi fatte’. Ogni impuntatura, difficoltà, contrasto merita di essere accolto con attenzione e pazienza; spesso chi lo prova non sa affatto da dove provenga e quale messaggio rechi. Esprime un disagio e un’opinione, che possono essere dettati da multiple circostanze, oppure un parere derivato dall’età e dalle vicende attraversate.
Le affido un esempio personale. Nel mezzo della vita mi venne offerto di andare in Africa, nel paese dei Dogon del Mali, da amici terapeuti che vi avevano lavorato per 25 anni. Un’occasione d’oro per conoscere un’altra civiltà! Mi rifiutai ferocemente: avevo un figlio piccolo, mai mi ero interessata di altri continenti ma coltivavo con passione le nostre origini classiche, ero nel pieno della mia costruzione professionale, e non volevo affrontare un viaggio così complicato, lontano, per cui ero del tutto impreparata. Ci andai: ci tornai per almeno un mese se non due per vent’anni, e scoprii (non senza fatica) una inestimabile avventura di formazione umana e terapeutica.
Da allora resto aperta a ciò che mi spaventa, a ciò che rifiuterei se potessi, ai punti di vista più divergenti per cercare di tenere uniti gli opposti in una prospettiva di pace: I’Io spesso si spaventa di fronte al destino che lo attende, perché provocherà rivoluzioni di sguardo, di anima e di cuore.