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Gentilissima dott.ssa Valerio,
il suo articolo L’anima nei sogni mi spinge a rivolgerle la stessa domanda, ma relativamente allo Spirito.
Ad esempio, nel mio percorso spirituale la persona che riveste il ruolo di Maestro è diventata un simbolo nei miei sogni, e ogni tanto si presenta... In uno di essi mi diceva: «Raditi il capo». Come potrei interpretare questo messaggio? Quali altri simboli o personaggi possono rappresentare nei sogni dei messaggi da parte del Sé? Ci sono pratiche per facilitare questi sogni di Contatto? Grazie!
Buongiorno caro lettore, e grazie per la condivisione della sua ricerca, che – come ogni cammino autentico - continua a interrogarsi e a seguire le indicazioni dei sogni. La questione che pone è cruciale, e tocca un punto che spesso può essere oggetto di fraintendimenti e confusioni.
Forse la più pregnante definizione di spirito l’ho ascoltata da bambina, durante un’omelia nella chiesa di San Carlo a Milano, quando Padre Davide Turoldo con voce tonante esclamò: «Perché lo spirito è il vento che scuote le messi…». Jung non si scosta da questa immagine felice, in un suo approfondito studio in cui studia l’etimo della parola e come si declina nelle diverse lingue, dove arriva a descriverlo come presenza invisibile, simile a un soffio. Si tratta di una essenza alata, attiva, capace di vivificare, eccitare, infiammare, rendendo creativo l’essere umano, cui dona impulso, entusiasmo e ispirazione. Si presenta come un vecchio saggio o una saggia anziana, figura carismatica capace di magia, guarigione, insegnamento, oppure come antenato o antenata, gnomo o fata, animale soccorritore dotato di parola e di senno; arriva quando è necessaria una facoltà decisiva, perspicace e assennata, rivelatrice e intelligente, che non è disponibile – in quel momento - nella nostra coscienza.
Nelle fiabe viene narrata la deficienza dell’eroe o della eroina, disperati per l’inaffrontabile prova in cui si sono imbattuti: compare un essere che li libera “dalla fatica di pensare da soli”, dando l’indicazione decisiva per toglierli d’impaccio, per aprire una nuova dimensione imprevedibile e salvifica. Questo essere è in genere bruttino, inappariscente, poco affidabile, richiedente: mentre i fratelli e le sorelle beneducati non li hanno degnati di ascolto! Si tratta di dimensioni cui bisogna saper prestare attenzione, perché non si presentano vestiti dei panni della sapienza e degli onori riconosciuti. Così irrompe l’intervento oggettivo di un archetipo, invisibile a molti, che emerge quando il sistema è in stallo; spesso ci raggiunge di notte (da qui l’invito ricorrente nei racconti a “dormirci su”), con una imprevista forza di persuasione e penetrazione.