lo spirito attraverso il saggio
Nel suo sogno il Maestro la invita a “radersi il capo”, ad aprire una finestra nel pensiero, che possa permettere di comunicare con altre dimensioni, diventando portale, apertura, passaggio. Lo Spirito scende, oltrepassa le barriere del noto e del prevedibile, penetra nel corpo e illumina la vita, donando il fuoco della comprensione amorosa del creato, come nella Pentecoste. Spesso si commette l’imprudenza (forse venata di speranza) che lo spirito sia soltanto un’ascesa, capace di sollevarci dalle preoccupazioni dell’esistenza, mentre si tratta di un moto alterno, discendente e ascendente, come racconta il sogno di Giacobbe, in cui gli Angeli compiono questo doppio movimento sulla scala che connette al cielo il suo corpo dormiente, appoggiato sulla pietra, in una incessante comunicazione che soltanto il sogno o l’estasi possono percepire. 
Il Sé non ne è sinonimo, come spesso si tende a credere, perché rappresenta invece la totalità psichica, che include lo spettro psichico che va dall’istinto fino alla trascendenza, comprendendo spirito, corpo, emozioni, animo e anima, le nostre ombre e tutto il regno dell’inconscio, da quello personale a quello profondo. Spesso viene tracciato da una quaternità, come gli evangelisti, rappresentati da tre simboli animali e da uno umano, che incorniciano la figura di Cristo, colui che morirà lacerato dalle cruciali contraddizioni della personalità, per risorgere intero, mistero intangibile. Le figure che parlano del Sé sono inquietanti, paradossali, inspiegabili, testimoniando la tensione tra i conflitti che ci abitano e la loro possibile risoluzione. 
Il Sé è il simbolo dell’incarnazione, delle nozze sacre tra principi tra loro opposti e apparentemente inconciliabili, come maschile e femminile, spirito e materia, divino e umano, per cui viene rappresentato da elementi unificatori, come le personalità mitologiche e religiose, sempre inquietanti, o come il mandala, immagine che iscrive il cerchio nel quadrato, contenendone tutti gli elementi. Per la nostra civiltà, che da centinaia di anni ha privilegiato il pensiero dualistico, è un raggiungimento arduo, che mette sempre in discussione le premesse della nostra educazione, tendente alla perfezione, alla specializzazione, alla rimozione delle parti oscure, poco produttive, inferiori e imbarazzanti. 
La psiche invece è mossa da un inesorabile impulso verso la totalità, che tutte le include, rendendo l’essere umano “quel difficile problema che egli appunto è”. Se e quando riusciamo a toccare la pienezza della personalità, abbiamo raggiunto una pace autentica, interiore ed esteriore, capace di irraggiarsi intorno a noi, lasciando il mondo un poco più in ordine di come lo abbiamo trovato.  

TI È PIACIUTO QUESTO ARTICOLO?


Ricevi gratuitamente ogni nuovo numero de Lo Sguardo Interiore direttamente nella tua email.

 

ISCRIVITI GRATIS