superare la dispersione
Gent. Prof. Serra,
in ambiti spirituali risuona spesso l’invito all'importanza dello “studio”. Su questo tema mi sento spesso spaesato: la mia curiosità mi porterebbe a spaziare in varie direzioni (ad esempio, il mondo dei Tarocchi), con entusiasmi che poi si rivelano inconcludenti. Dovrei identificare una direzione più specifica e concentrarmi su di essa, evitando dispersioni... Quali letture sono spiritualmente più utili nel contesto/gruppo di appartenenza?
Più o meno quarant’anni fa, visitai un’esposizione presso la Fondazione Joan Miró di Barcellona sul senso dell’olfatto. Svariati prodotti, sia naturali che di laboratorio, componevano un itinerario pensato per provocare ogni tipo di sensazione. All’inizio, si avvertiva il visitatore di non abusare dell’esperienza per evitare giramenti di testa o saturazione. Malgrado lo tenni in considerazione, superai comunque il limite, sperimentando un certo disagio. Quella sera appresi una lezione che applicai poi in diversi ambiti della mia vita. Uno di essi è la spiritualità: la ricerca personale necessita di un ritmo adeguato se non si vuole cadere in una saturazione di esperienze che, invece di aiutare, finiscono per ostacolare il processo. Qui entra in gioco la virtù della sobrietà, della temperanza, della misura.
La sua domanda è incentrata sullo studio all’interno di un cammino spirituale. Tuttavia, prima di rispondere direttamente, conviene inquadrare lo studio in una cornice più ampia di crescita integrale della persona. La tecnologia GPS funziona grazie alla confluenza di vari satelliti che permettono di ubicare la posizione e orientare il tragitto. In modo analogo, nella nostra vita interiore è necessario porre attenzione a tre ambiti fondamentali: il mentale, l’emozionale e l’istintivo. Cioè, ai nostri pensieri, ai nostri sentimenti e alle nostre azioni. Ognuno di questi centri ha una sua propria logica, ma raggiunge il suo migliore sviluppo quando si integra con gli altri. Il rischio appare quando uno di essi si ipertrofizza a scapito degli altri. La crescita spirituale richiede appunto questa integrazione armonica.
Lo studio viene attribuito principalmente all’ambito mentale. Avere buone idee è importante, ma se non si radicano nella dimensione affettiva e non si traducono in azioni concrete, permangono sul piano teorico. Per questo si parla della necessità di “essere una persona di buon senso”: una mente guidata dal buon senso, dal buon giudizio e dalla profondità. Gli antichi monaci ne erano ben coscienti. Evagrio Pontico elaborò una lista dei cosiddetti logismoi, cioè dei pensieri che intorbidiscono il cuore e disorientano la condotta. Con il tempo, vennero conosciuti come i “peccati capitali”. Se non ci si prende cura dei propri pensieri, questi possono distorcersi e trascinare con sé tutto il resto della persona.

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