Un uomo guarda con affetto un bambino negli occhi, simbolo del bisogno di essere visti, riconosciuti e accolti con amore.
Ci sono diverse forme di guardare e di essere guardati. Quando Samuel è inviato alla casa di Jesse per scegliere tra i suoi figli quale sarà il futuro re di Israele, il Signore gli trasmette i criteri per la scelta: «Non ti fissare sull'apparenza, né sull'altezza della sua statura... Non si tratta di ciò che vede l'uomo. Perché l'uomo guarda agli occhi, ma il Signore guarda al cuore» (1 Sam 16:7). Poco dopo, il testo afferma che il figlio minore, l'eletto, era biondo, con begli occhi e bella presenza. Anche David aveva un bell’aspetto. Ma questo non costituiva il criterio decisivo della scelta. Lo sguardo di Dio non si ferma lì, raggiunge il cuore. Lo sguardo sociale spesso si fissa solo sull’apparenza, il successo, l’approvazione... Lo sguardo spirituale si immerge nel cuore e nell'essere delle persone, è cosciente della dignità profonda di ogni essere umano.
L'uomo elefante (The elephant man), film diretto da David Lynch nel 1980, si basa sulla storia reale di Joseph Merrick, una persona con gravi malformazioni fisiche che viene utilizzata come attrazione circense, ma che possiede una profonda sensibilità. Quando fa vedere una fotografia di sua madre a una famiglia che gli mostra grande affetto, dice loro: «Devo essere stato una grande delusione per lei... se potessi incontrarla e lei potesse guardarmi con amore, cari amici, qui e ora forse mi amerei così come sono. Mi sono sforzato molto per essere buono». 
Forse qui incontriamo il vero cammino spirituale: passare progressivamente dalla necessità di essere visti alla capacità di guardare; dal reclamare il riconoscimento a riconoscere l'altro; dal cercare uno sguardo che confermi il nostro valore a diventare noi stessi uno sguardo che accoglie e ama. Guardare con amore è uno dei segni più alti di spiritualità, ed essere guardati con amore è uno dei regali più meravigliosi della vita.

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