È importante divenire consapevoli delle influenze che ci giungono dai mezzi di comunicazione e dal web. La paura, l’odio, lo sconforto, sono effetti per cui è necessario operare un’igiene emozionale interiore: ascoltare le nostre emozioni e sviluppare una critica soggettiva ci permettono di mantenere il cuore equilibrato e non cadere nella suggestionabilità di massa.

Nella libreria di Adolf Hitler c'era un testo che tornò a leggere più e più volte durante la sua vita. Uno dei più grandi ammiratori di questo scritto fu Benito Mussolini e pare che anche Lenin si sia lasciato ispirare da esso. Psicologia delle Folle fu pubblicato nel 1895 da un antropologo e sociologo francese che oggi è considerato il fondatore della psicologia delle masse: Gustave Le Bon.
Impressionato dagli eventi provocati dall'affaire Dreyfus[1], Le Bon intraprese il primo studio scientifico delle dinamiche che sono alla base del comportamento delle folle e della formazione delle opinioni e del pensiero di massa, nonché delle loro espressioni in termini di contrapposizione pro e anti, rendendo evidenti i meccanismi di manipolazione messi in atto dal sistema di potere attraverso i mezzi di comunicazione.
Una rilettura critica di questo testo è consigliata a chiunque intenda intraprendere un percorso di liberazione dalle influenze dei mass media, che - proprio per l'armamentario tecnologico di cui dispongono oggi - risultano essere persino più subdoli, pervasivi e pericolosi di quanto si sia indotti a immaginare.

[1] Caso giudiziario che coinvolse l'ufficiale ebreo Alfred Dreyfus, nella Francia di fine Ottocento, il quale fu accusato di alto tradimento. Fu un caso emblematico per la risonanza mediatica che ebbe e per il coinvolgimento di importanti intellettuali come Emile Zola, il quale si schierò in difesa di Dreyfus con il suo celebre articolo "J'Accuse" (1898). Il dibattito fu talmente esacerbato che l'opinione pubblica si divise in due fazioni: i dreyfusardi e gli anti-dreyfusardi. 

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