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Fai più di un chilometro in un sentiero in salita per dirigerti verso la vetta della montagna. Arrivato a una certa altezza ti accorgi che, improvvisamente, le tue gambe cedono. Ti è fisicamente impossibile arrivare sino al punto più alto, in quello stesso luogo in cui sai che vive il Grande, tremendo e onnipotente Orso Bianco. Collassi sotto il peso enorme del corpo della tua preda. E dormi ore sotto quel corpo, completamente immerso nel suo sangue. Hai raggiunto una certa altezza, arriva la notte e fa molto freddo. Ancora non ti sei svegliato e il corpo della bestia da te uccisa, anche se ti pesa, ti avvolge e ti dà calore. E allora torni ancora una volta a sognare lo stesso Orso Bianco della notte precedente e, stavolta, il suo sguardo è cambiato. È simile allo sguardo di tua madre quando da bambino ti prendeva fra le sue braccia, dopo un lauto pasto, quando la vedevi soddisfatta per essersi alimentata bene. E in quel momento senti di essere in paradiso. Guardi meglio il suo sguardo e ti accorgi che è simile a quello di tuo padre quando, durante il tuo primo giorno di caccia in solitario, gli hai portato una preda più grande di quella che lui si aspettava. «Sono fiero di te» sembravano dirti i suoi occhi. E in quel momento hai sentito di essere in paradiso. Lo sguardo orgoglioso del Grande Orso Bianco diventa per te l'unica ragione di esistere. Il piacere, la gioia, la soddisfazione che ti restituisce il suo guardarti in quel modo, non hanno prezzo. Non servono le parole. Non servono gli elogi. Quello sguardo vale più di mille complimenti. E ancora una volta qualcosa nella tua menta fa “clic” e interpreti quello che provi con la parola “amore”. Ami il Grande Orso Bianco, proprio come amavi tuo padre, anzi forse molto, ma molto di più.
Ti svegli, già si è fatta l'alba. Sai che il Grande Orso Bianco ha accettato la tua offerta. Sai che ha visto ed è rimasto soddisfatto dello sforzo che hai fatto per lui. Torni dai tuoi figli con una forza rinnovata, che non avevi mai sentito prima. Sul cammino del ritorno trovi casualmente una volpe che cacci con una crudeltà spietata, spinto da una fame irrefrenabile animata da giorni di digiuno e sforzi. Porti un po’ della sua carne anche ai tuoi figli che, finalmente, ricominciano a sorridere e a giocare fra loro. E dentro di te inizi a dedurre che quella volpe era un dono che il Grande Orso Bianco ti aveva concesso per il tuo buon comportamento.