Erano due figure che osservavo mentre rimanevo nascosto nella polvere agitata dal fruscio delle tenebre. Due individui che non avevo mai visto. Anche se uno dei due mi era stranamente familiare… era come se il mio stesso sangue lo riconoscesse; l'altro, invece, mi era totalmente sconosciuto. Chi fossero e cosa volessero non l'ho mai compreso; si muovevano lentamente mentre io, invece, mi spostavo sospinto da un orrore crescente che mi agitava, mi disperava e faceva crescere in me l'istinto di dilaniare, di uccidere, di alimentarmi… 
Però, l'unico alimento di quei momenti fu l'odio puro che provai per quei due arditi sconosciuti, troppo stolti o impavidamente saggi... 
La mia prima strategia fu quella di avvolgerli con il mio pensiero che grazie alla mia catastrofe nervosa si era trasformato in nube densa che li frenava. Una nebbia scura che li disorientò per un momento. Ma loro, invece di continuare il cammino cadendo così nella trappola che avevo preparato, si fermarono, si sedettero e aspettarono. Uno dei due mise le mani nella terra e pronunciò delle parole in una lingua a me sconosciuta. 
La scena che si disvelò innanzi ai miei occhi iniettò un terrore inaudito nelle mie vene. La semplice effusione del loro tocco, delicata quasi quanto una carezza e non violenta come sarebbe un pugno, fendeva la terra: una crepa sinistra si apriva sotto i loro palmi, un portale verso abissi insondabili. La loro aura trasformava il solido in vuoto, invitando realtà inimmaginabili a infiltrarsi nel nostro mondo. La soddisfazione nei loro occhi era palpabile, un ghigno trionfale contro la natura delle tenebre. Quanto a me, parole come “orrore” si dimostravano ridicolmente inadeguate per descrivere l'abissale precipizio di emozioni che mi assalì: un coacervo di terrore, disperazione e annientamento così intenso che il mio essere sembrava dissolversi. La pelle non era più confine del mio io, il sangue impazzito nelle mie vene martellava un inno di fuga e smarrimento. Un attimo e mi sentii sul punto di perdere i sensi, come colpito da un'astrusa forza devastante. Impiegai diversi minuti per ricompormi mentre due entità, due visioni d'orrore, avanzavano con sfacciata arroganza verso la mia oscura Fortezza. Che osassero profanare la cripta? Che intenzioni avevano verso la sacra membrana? Questi interrogativi erano appena sfiorati dalla mia mente quando mi trovai a trafiggere con una mano spettrale il ventre dell'individuo che, in qualche modo, mi era dolorosamente familiare. Perché la sua fisionomia mi era nota? Da dove proveniva la memoria del suo sapore? L'istinto mi sovrastò e senza esitazione affondai più profondamente catturando nel suo urlo di agonia un'eco delle mie stesse perdute disperazioni.

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