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Non indugiai in futili riflessioni, ma agii con decisione afferrando con ferocia le viscere del coraggioso intruso che si contorse a terra emettendo un urlo straziante.
Il suo compagno sorrise, una reazione che mi colse di sorpresa e disorientamento. Nonostante io avessi la forma del vento, lui era consapevole della mia presenza. Come poteva conoscermi quando neanche io sapevo chi ero? Mai avevo scorto il mio riflesso, ignaro del volto che mi apparteneva. Era anche a conoscenza del mio vero nome? O era solo un maledetto ladro, un bastardo, uno di quelli che meritano soltanto di essere fatti a pezzi?
Il suo sorriso pareva un invito a deporre le armi, a trovare pace. Se non fosse stato per l'infinita solitudine che ho patito, per la forza che ancora ardeva dentro di me, forse avrei ceduto, forse avrei chiuso gli occhi, forse li avrei lasciati passare. Ma la notte è diventata il mio santuario, le tenebre i miei fedeli compagni, la desolazione la mia unica consolazione. Non mi esporrò nuovamente al tradimento. Non cadrò vittima delle lusinghe di un viaggiatore tanto audace quanto ignoto.
Mentre queste riflessioni tumultuose mi attraversavano la mente, la mia presa sulle viscere tremanti del primo esploratore si intensificava provocando un urlo lacerante che risvegliava in me un sottile piacere. L'altro, in modo stranamente calmo, lo confortava asciugando il suo sudore e sussurrandogli di non temere. La sua tranquillità aumentava la mia stretta. Ritirai la mano solo quando lo vidi completamente esausto.
Avrebbero dovuto cogliere l'occasione per fuggire, ma invece, sorprendentemente, la mia vittima si rialzò, facendo segno al suo compagno di proseguire. In quel momento, una confluenza di disperazione e terrore irruppe violenta nel mio essere, trasformandosi in un odio indomito. Fu allora che decisi di farlo.