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Uscendo dal Didaskaleion nel caldo della serata alessandrina, con la Gnosis Angelike ancora vibrante nei nostri cuori, intravediamo una figura assorta nei giardini. È Origene, il brillante allievo destinato a succedere a Clemente. Il suo sguardo intenso è fisso su un rotolo di pergamena, le labbra che mormorano parole silenziose.
Nei secoli successivi, mentre gli insegnamenti gnostici di Valentino e di altri maestri della linea gnostica più esoterica venivano confinati nell'eresia, la tradizione semi-segreta di Clemente e Origene si trasmise ai Padri del deserto come San Pacomio, Sant'Antonio Abate, San Macario l'Egiziano ed Evagrio Pontico, che gettarono le basi della mistica delle Chiese orientali.
Siamo ora nella seconda metà del IV secolo d.C. e ci ritroviamo nei deserti dell'Egitto, dove incontriamo la figura austera di Evagrio nei cui occhi brilla ancora la luce della sapienza di Origene. È qui, tra le celle dei monaci, che assistiamo a una trasformazione: le riflessioni teoriche sulla preghiera e la contemplazione prendono forma in pratiche più concrete e strutturate. Ci avviciniamo silenziosamente a un monaco seduto in meditazione. È Evagrio stesso, osserviamo e ascoltiamo mentre pratica e spiega una tecnica che diventerà nota come la preghiera esicasta: una forma di concentrazione sul cuore, dove il respiro si sincronizza con una breve invocazione ripetuta costantemente. Questa ripetizione, come un mantra, fonde il ritmo del respiro con le parole, creando un'armonia tra corpo e spirito. È un'interiorizzazione profonda del nome di Dio, che genera uno stato di pace e quiete interiore, di cui troviamo preziose testimonianze nella ‘Filocalia’, la celebre antologia di testi mistici delle chiese orientali:
"Ritirati nella cella del tuo cuore, respira profondamente e lentamente. Con ogni respiro, lascia che la tua mente scenda nel cuore e lì rimanga in silenzio, unendo la preghiera e il respiro in un unico atto di devozione. Ripeti con dolcezza il Nome del Signore, e così facendo, il respiro diventa preghiera." (San Giovanni Climaco Scala del Paradiso, Capitolo 27).
"Quando la mente è raccolta nell'anima, e il respiro viene dolcemente regolato, il nome di Gesù si imprime in profondità. Dobbiamo sforzarci di inspirare ed espirare il nome divino nel ritmo del respiro, affinché la mente non vaghi, ma rimanga unita al cuore." (Filocalia, vol. I).