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Ora, tirando le somme, la posizione della nostra redazione è che le prove addotte non siano sufficientemente solide per poter affermare con certezza che Gesù avesse un orientamento omosessuale. L’ipotesi che la presenza di una madre dominante, in assenza di una figura paterna, possa aver inciso su un’eventuale inclinazione sessuale è poco più che un’ipotesi psicologica priva di reali basi storico-documentarie. Inoltre, non corrisponde al vero che il gruppo di Gesù fosse composto unicamente da uomini: nei testi del Nuovo Testamento troviamo traccia di diverse figure femminili che lo seguivano, lo sostenevano economicamente e lo assistevano (Lc. 8:1-3). Sostenere poi che la prevalenza di discepoli maschi costituisse un incitamento all’omosessualità appare un ragionamento piuttosto forzato, dato che molte comunità religiose dell’Antichità erano formate quasi esclusivamente da uomini senza che ciò implicasse necessariamente rapporti omoerotici.
Le domande sul Gesù storico – e ancor più su aspetti così intimi come la sfera sessuale – restano in larga parte avvolte dal mistero. Si tratta di un terreno dove la documentazione è scarsa o frammentaria, e dove le interpretazioni possono facilmente riflettere più le convinzioni di chi legge che i fatti oggettivi del I secolo. Nel mondo gnostico, poi, vi era senz’altro l’idea di una sapienza segreta, di verità che Gesù avrebbe comunicato soltanto agli “iniziati”. Tuttavia, non è per nulla scontato che tali insegnamenti toccassero la sfera erotica in senso letterale.
In conclusione, non riteniamo che gli argomenti presentati finora possano legittimare con rigore l’ipotesi dell’omosessualità di Gesù. Se qualcuno desidera credere a un Gesù omosessuale, è libero di farlo, ma sul piano storiografico, è più prudente riconoscere quanto la questione rimanga tutt’oggi irrisolta.