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Leggo in Gurdjieff dell'uomo 'addormentato' e nei testi gnostici dell'anima 'ubriaca' o immersa nell'oblio. Sento che questa descrizione corrisponde a una verità profonda, soprattutto nel trambusto della vita moderna. Ma come posso, concretamente, iniziare a 'svegliarmi'? Esiste un primo passo pratico, un modo per ricordarmi di ricordare, senza aggiungere un'ulteriore fatica alla mia già stancante routine quotidiana?
Caro Lettore, la sua domanda tocca il cuore stesso del percorso gnostico. Sì, siamo addormentati, ubriachi del vino amaro di questo mondo. L'Inno della Perla (un racconto gnostico antico) ci racconta di un principe che, mandato in terra straniera, dimentica la sua origine regale e si addormenta. Ma nel sonno più profondo, una lettera dal Regno lo raggiunge, sussurrando: "Ricorda chi sei."
Il primo passo non è aggiungere un'altra pratica alla sua giornata già pesante, ma trasformare i momenti che già vive. Inizi con il fermarsi. Non per ore, ma per istanti. Mentre aspetta che il caffè sia pronto, mentre cammina verso l'auto, mentre l'ascensore sale. In questi interstizi del quotidiano, crei un luogo interno dove può chiedersi: "Come sto, veramente?"
Ma questo "ricordo di sé" di cui parlava Gurdjieff non è solo presenza mentale al momento presente. È qualcosa di più tenero e rivoluzionario insieme. È entrare in relazione con il nostro nucleo più fragile, quella parte di noi che abbiamo imparato a nascondere per sopravvivere nel mondo. Si guardi come se fosse un altro, con la compassione che riserverebbe a un bambino spaventato. Perché in fondo, quella è la verità: portiamo dentro un essere sensibile che il mondo continua a ferire.