dal sonno al risveglio
Ricordare se stessi significa accorgersi che siamo costantemente bombardati da vibrazioni che non ci fanno bene. Le notizie che ci raggiungono al mattino prima ancora che abbiamo aperto completamente gli occhi. Le conversazioni vuote che ci svuotano. I giudizi che lanciamo e riceviamo come frecce invisibili. Il rumore di fondo di una civiltà che ha dimenticato il silenzio. Quando se ne accorge (e all'inizio sarà solo per brevi momenti) può scegliere. Può abbassare il volume, girare lo sguardo, cercare una finestra da cui vedere il cielo.
In questa profondissima accettazione della nostra fragilità accade qualcosa di miracoloso. Non diventiamo deboli; acquistiamo uno sguardo nuovo (quello stesso che dà nome alla nostra rivista). Entriamo in contatto con un'energia che non viene dal mondo orizzontale delle cose, ma scende verticalmente da una dimensione superiore. Gli gnostici la chiamavano la Luce del Pleroma, Gurdjieff parlava di "influenze superiori". È la stessa realtà vista con nomi diversi.
L'aspetto, forse, più sorprendente del vero ricordo di sé è scoprire che quel "sé" che crediamo così piccolo e isolato è in realtà parte del Sé cosmico. Quando tocca veramente la sua individualità più profonda, non trova separazione, ma connessione. In quel momento di vera presenza, sente che tra lei e le stelle, tra lei e il cosmo intero, esiste una relazione vivente. Non è un frammento perduto in un universo indifferente, ma una nota necessaria in una sinfonia cosmica.
Questo ricordo di sé diventa allora la rottura di una relazione malata (quella con il mondo delle apparenze, delle maschere, della competizione infinita) e il rafforzamento di due relazioni vitali: quella con la nostra parte più autentica e fragile, e quella con il Tutto che ci avvolge e ci attraversa. Non deve scegliere tra l'interno e l'esterno, tra il piccolo e il grande. Nel vero ricordo, scopre che sono la stessa cosa vista da prospettive diverse.
In questa nuova relazione, il suo io non è più una fortezza da difendere, ma diventa un filtro, una membrana permeabile che si lascia plasmare dal dialogo con il Tutto. Divenga tramite di parole che guariscono invece di ferire, di sguardi che riconoscono la luce nell'altro, di gesti che portano dolcezza in un mondo indurito.