il bracciale d'oro

Il bracciale rigido, che si apre e chiude, potrebbe essere visto come un atteggiamento dell’Io, che da solo si costringe a non agire, ma si tratterebbe di una lettura troppo dettata dai codici e giudizi della coscienza. Secondo il linguaggio altro dei sogni, può indicare invece un patto che vincola e tiene, un legame che non è dipendenza ma preziosa alleanza. Infatti non impedisce il movimento, ma come ogni ornamento è linguaggio per il corpo, e rimanda alla tensione verso la totalità, perché è aureo come il coronamento dell’opus alchemico.
Il giovane discolo è in intima connessione con questa “manetta d’oro”, chiedendo quanta energia simile abbia a disposizione, in casa; l’Io sospettoso agisce d’astuzia, asserendo di possederne ma di non metterla in circolo. Se nei sogni qualcuno vuole rubare, si rende necessaria una ridistribuzione energetica: l’Io desidera tenere tutto “al sicuro”, nella cassetta blindata, ma occorrerebbe cedere parte delle risorse a una parte promettente, in crescita, coinvolgente.  Un proverbio africano afferma che i semi, chiusi nei silos, marciscono. Qualcosa di nuovo sta premendo, mettendo in crisi l’assetto consolidato.
Il giovane appartiene al regno degli affetti e li mobilita, come riconosce il professore, un po’ arrabbiato, forse difensivamente, ma disposto a ricevere il suo amore, e ha l’aspetto di un dio greco, dal volto significativo e segnato. Con la sua apparizione si forma una triade maschile, costituita dalle tre età della vita: il giovane ambivalente (controfigura del Mercurio alchemico), lei stesso (il vir, l’uomo nel pieno della vita) e il saggio/autorevole, il professore divinizzato (e un po’ veggente, considerando che gli antichi indovini erano ciechi, come Omero, come Calcante, come Tiresia, come il vecchio Edipo). 

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