Educare i figli all'importanza dei sogni

La dimensione mitica e simbolica è il linguaggio più prossimo a quello dell’adolescenza, come lei ben intuisce. È l’età in cui si abita il caos delle potenzialità, vivendo la potenza degli istinti e delle emozioni in modo spesso travolgente. Il racconto di storie sacre, di temi mitologici, di motivi fiabeschi aprono l’ascolto di altre dimensioni, donando senso e orientamento. Le storie degli eroi e delle eroine che superano prove inaudite, delle divinità smembrate che soffrono, che affrontano morti e rinascite sono spesso una rivelazione, in quell’età, e costituiscono il vocabolario dei sogni. 

Ho inoltre notato come l’allestimento di un piccolo luogo sacro in casa favorisca il rapporto con l’inconscio: un tavolo con piccole statue che rappresentano gli antenati ad esempio, cui offrire ciotoline di spezie, di riso o d’acqua, petali di fiori, piantine, piccoli desideri scritti, o quanto viene suggerito dal cuore. Jung sosteneva che è indispensabile - come in tante altre civiltà - avere un angolo riparato nella propria casa, dove deporre i propri voti e i propri sogni, dove mettersi in contatto con l’altrove: “Noi non l’abbiamo; non abbiamo nessuno spazio del genere. Abbiamo ciascuno la nostra stanza, naturalmente... ma anche un telefono che può squillare in qualsiasi momento, e noi dobbiamo essere sempre pronti a rispondere”, scriveva nel 1939 (!), aggiungendo che “non abbiamo una vita simbolica e ne abbiamo disperatamente bisogno. Solo la vita simbolica può esprimere i bisogni dell’anima... i bisogni che la nostra anima manifesta ogni giorno!”.

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