Questo è uno dei motivi che potrebbe inchiodare la sua amica a questo rapporto così umiliante e pericoloso. Un’altra ipotesi possibile è la mancata interiorizzazione di una funzione genitoriale: vi sono persone che non hanno in sé una madre interiore capace di proteggerle e ripararle dai rischi, oppure può mancare un asse paterno, spina dorsale e albero maestro, che tiene l’orientamento. Attraverso tali sofferte esperienze può accadere di colmare questa mancanza, ritrovando nell’altro una porzione mancante di se stessi.
Vi è un altro motivo che sottostà a questo tipo di incontri. Entra in gioco il concetto di proiezione: noi vediamo nell’altro qualcosa di nostro, che ancora non conosciamo, non abbiamo elaborato, non ammettiamo di avere: si tratta di una parte oscura, che racchiude tutto ciò che abbiamo scelto di non vivere, ma che ci appartiene. In genere, si tratta di un fenomeno di sincronicità: quel contenuto inizia ad affiorare in noi e proprio allora incontriamo una persona che lo incarna. L’incontro è fatale e rimane inconscio. Per potersi separare, bisogna avere in sé lo spazio sufficiente per accogliere e contenere le nostre ombre. A volte il contraccolpo con l’ombra è così sconvolgente, scrive von Franz, che si arriva perfino a rimpiangere il nemico in carne ed ossa, tutto sommato, più umano del tiranno che ci abita.
Un ultimo fattore, valido in generale, è il fatto che lasciarsi (se la relazione è profonda) è sempre difficilissimo, è un gesto contronaturale che si compie solo quando tutto, ma proprio tutto, è stato consumato. Inoltre, le situazioni incresciose e inconsce sono le più difficili da aiutare, nella separazione, perché tutto avviene fuori dalla coscienza, e bisogna districare radici invisibili annodate tra di loro.