La vita dell'anima
Jung arrivò sull’orlo della morte nel 1944 per un grave infarto; restò in coma per quasi tre mesi durante i quali ebbe straordinarie visioni e compì un lungo viaggio di distacco dalla terra e da tutti i suoi legami e interessi; sull’orlo del passaggio venne richiamato dal suo cardiologo, che gli disse che non era ancora giunto il suo tempo. Dovette compiere con immensa fatica il viaggio a rovescio, per tornare al destino che gli era stato assegnato. Si preoccupò subito per le sorti del suo medico, che era una persona straordinaria: «Aveva qualcosa di geniale». In effetti era molto noto, aveva avuto pazienti illustri e accompagnato il poeta Rilke nel suo ultimo dolorosissimo passaggio. Il dottore morì il giorno in cui Jung si alzò per la prima volta dal letto. A questo straordinario guaritore, il dr. Haemmerli, dedicai qualche anno di studio, perché era stato in qualche modo dimenticato dagli studiosi junghiani. Anche per ringraziarlo e conoscerlo, rendendogli onore. Una notte comparve in un mio sogno, in cui mostrava alcuni nomi iscritti nella pietra; durante una supervisione svolta oniricamente risolse definitivamente una penosissima situazione della mia vita. Fu un ringraziamento, un contatto, un incontro sconvolgente. 
Quando queste sincronicità accadono, qualcosa improvvisamente si rivela, pur restando nel regno dell’inspiegabile, come ogni accadimento che riguarda il sacro e il divino. 

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